Lapide e un libro in memoria di Gastone Valente “Enea”

MARIO BLASONI. «Gastone Valente-Enea (1913-1945), Filantropo, benefattore, combattente per la libertà»: così recita la lapide apposta al cimitero monumentale di Udine, nel settantesimo della morte...

MARIO BLASONI. «Gastone Valente-Enea (1913-1945), Filantropo, benefattore, combattente per la libertà»: così recita la lapide apposta al cimitero monumentale di Udine, nel settantesimo della morte del numero due del manipolo osovano di Porzùs. Per la prima volta, dopo tanti anni, anche questo personaggio udinese, trentunenne da poco laureato in Agraria a Torino, delegato politico della Osoppo, ha avuto un giusto riconoscimento: oltre alla lapide è uscito un libro, a cura di Paolo Strazzolini, che è la riedizione, riveduta e ampliata della biografia di Valente scritta dal professor Sergio Sarti nel 1989. La riedizione del libro, tra l’altro, sarà presentata mercoledì 27, in biblioteca Joppi, dal curatore Strazzolini, che dialogherà con Roberto Tirelli.

Alla cerimonia in cimitero erano presenti i familiari di Enea: le nipoti Emilia Dellacà, che abita a Tricesimo con il figlio Giovanni Battista Di Giusto, e Margherita Valente, figlia di Bonaventura, fratello di Gastone, giunta da Lecce. Sono le portavoce della famiglia, anche se non hanno conosciuto lo zio Gastone. Enea era figlio di Italo e di Maria Dormisch (quelli della nota birra) e aveva sposato nel 1942 Laura Angeli, sorella del consigliere regionale socialista, Vincenzo. La signora Laura ha avuto una lunga vita (98 anni), ci ha lasciati da non molto, solo tre anni, come l’altra storica vedova di Porzùs, Clelia Clocchiatti, moglie di Francesco De Gregori,spentasi centenaria lo scorso anno. Entrambe partecipavano ai raduni commemorativi della Osoppo, assieme ai dirigenti Giorgio Zardi, don Redento Bello, Sergio Sarti e all’ultranovantenne Paola Del Din, l’ultima testimone rimasta dei protagonisti di quelle lontane vicende. Anche la nipote Emilia Dellacà, che esercita la libera professione di geometra a Tricesimo, ha dato un contributo al nuovo libro ricordando la figura dello zio Gastone attraverso i racconti della zia Laura e degli altri parenti. Cita in particolare un episodio della sua adolescenza, alla fine degli anni Sessanta, quelli della contestazione giovanile: «Rientrai a casa da un raduno pacifista con appuntate sul petto due vistose spille: su una c’era scritto “W la libertà” e sull’altra campeggiava la scritta “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” (ritornello della famosa canzone “Proposta” del complesso I Giganti). Laura la vide e si illuminò: “Lo zio Gastone – commentò – ti direbbe: Brava!”».

Valente, dopo il liceo Marinelli (dove ebbe per compagno di banco Eliseo Strazzolini, padre del professor Paolo, lo studioso promotore della riedizione su Enea) si laureò in Agraria nel 1937, ma rimase ancora tre anni a Torino e si interessò di altri studi fra cui la storia di Torre di Zuino, l’antica Torviscosa: dal saggio doveva nascere un libro del quale lo stesso professor Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica, aveva promesso di scrivere la prefazione. Questo conferma come all’Università di Torino Gastone fosse conosciuto e stimato. Nel 1940 Valente fu chiamato al servizio militare come sottotenente degli Autieri a Napoli, dove l’anno dopo sposò Laura Angeli. Il matrimonio gli valse la possibilità di essere trasferito a Udine. Qui completò la sua formazione politica all’insegna di Giustizia e Libertà, i principi fondamentali del Partito d'Azione, che a Udine aveva tra i suoi esponenti Fermo Solari e Alberto Cosattini. Enea entrò in stretto contatto con il Comitato di liberazione provinciale che lo nominò delegato politico della Osoppo. Così si arrivò al febbraio 1945, che lo vide tra le vittime innocenti dell’odio fratricida di Giacca e soci. Era un giovane buono, caritatevole, intelligente, che guardava al futuro. Non a caso, proprio in questi giorni, settant’anni dopo, si commemorano i caduti delle malghe, accostando i loro nomi a quello del giovane ricercatore brutalmente ucciso in Egitto («Giulio Regeni era un partigiano che difendeva la libertà» ha detto don Arduini nell’omelia di domenica 7 febbraio). Regeni, quindi, come tutte le vittime osovane, ma l’identikit che più gli assomiglia è quello di Enea.

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