Un cimitero di croci davanti al monumento della Resistenza a Udine

Immagini dei «giustiziati dai partigiani» al centro studi. Lotta Studentesca ha spiegato i motivi della provocazione

UDINE. Hanno allestito un cimitero, con tanto di croci e immagini dei «giustiziati dai partigiani», intorno al Monumento in memoria alle donne della Resistenza friulana di piazzale Cavedalis. Lo hanno fatto, non a caso, davanti a un istituto, lo Zanon, e nel punto nevralgico in cui, ogni mattina, passano e si danno appuntamento migliaia di studenti che gravitano intorno al centrostudi.

Lo scopo, come spiegano dal movimento Lotta Studentesca che riunisce i militanti più giovani di Forza Nuova, è quello di far aprire gli occhi agli stessi studenti «sull’altra faccia della guerra civile, mettendo in luce ciò che per troppo tempo è stato insabbiato». E, aggiungono, perché «l’Anpi è entrata nelle scuole per portare la propria verità ma lo stesso non è stato fatto da parte degli appartenenti alla Repubblica sociale».

A una manciata di giorni dal 25 aprile non tarda ad arrivare la provocazione a firma di Lotta Studentesca che, martedì pomeriggio, ha installato davanti al monumento in onore alle donne della Resistenza cinque croci di legno con appese le fotografie di alcune vittime torturate e uccise per mano dei comunisti nei giorni che seguirono la Liberazione.

Un gesto con l’intenzione di “colpire” proprio i giovani, invitandoli a “prendere una posizione” in merito alle due facce - riferiscono dal movimento - della verità. Peccato che non tutti se ne siano accorti - alcuni ragazzi hanno persino dichiarato che entrando in classe non lo avevano nemmeno notato - e l’iniziativa è passata più o meno inosservata finché la notizia non è giunta alle orecchie dell’Anpi la quale, intorno alle 10, avvertita da una telefonata anonima, si è recata sul posto coinvolgendo anche la Digos.

L’episodio ha così richiamato numerose persone, alcune delle quali non hanno nascosto il proprio sconcerto. «La retorica sulla Resistenza, i partigiani e le favole che ci vengono raccontate dai vincitori hanno stancato. Sappiamo bene chi erano i partigiani e quali orrori hanno compiuto», scrive il movimento sul profilo della pagina Facebook.

«Vogliamo combattere questo indottrinamento antifascista perpetuato da professori carichi d’ideologia e da associazioni inutili come l’Anpi - commenta Antonio Froncillo, responsabile cittadino di Lotta Studentesca -. Dopo settant’anni è ora di raccontare la storia della Resistenza in modo meno ideologico e fazioso, e lasciare che siano i ragazzi a prendere posizione». Un’azione, precisano, da non interpretare come «vilipendio alla Resistenza: si ricordi che è grazie alla pressione e alla lotta per la verità che si parla di foibe o che si iniziano a leggere testi storici sulle ombre dei partigiani».

Giuseppina Ghersi, torturata e uccisa a 13 anni per un tema troppo “di parte”, Rolando Rivi il seminarista di 14 anni trucidato per la sua fede, Norma Cossetto studentessa istriana violentata, torturata e gettata in una foiba perché figlia di un gerarca fascista.

Questi alcuni dei soggetti raffigurati negli scatti affissi sulle croci, per focalizzare l’attenzione sul fatto che, molte volte, sempre secondo il movimento, portando solo la voce dell’Anpi all’interno delle aule si eserciti una sorta di «catechismo nei confronti dei ragazzi, attraverso un indirizzo forzato che non permette di conoscere anche gli orrori che furono compiuti dagli stessi partigiani».

Nessuna misoginia e alcuna intenzione, invece, chiarisce sempre il movimento studentesco, di offendere le donne: «La scelta di questo monumento, a qualche giorno dalle manifestazioni in cui saranno ripetute le solite retoriche, voleva raggiungere unicamente i ragazzi, facendo cessare questo indottrinamento nelle scuole».

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