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Il terremoto arrivò anche a Udine, una piastra di cemento uccise un’anziana

La storia della donna rimasta vittima nella casa di riposo di via Sant’Agostino. Fu l’unica vittima nel capoluogo

2 minuti di lettura

UDINE. L’onda lunga del terremoto del 6 maggio 1976 arrivò anche a Udine. A Paderno crollò un comignolo e colpì il capotreno Pietro Puppo, deceduto qualche giorno dopo in ospedale. Una ciminiera crollò anche nella casa di riposo di via Sant’Agostino, dove era ricoverata Maria Buttolo.

La donna fu l’unica vittima del terremoto del comune di Udine, deceduta la sera del 6 maggio in uno dei padiglioni della Quiete che allora si chiamava “Casa di invalidità e vecchiaia”. La dinamica di quel decesso, anche a distanza di 40 anni, continua a suscitare scalpore perché la piastra di una ciminiera cadde sul letto della paziente. Il figlio impegnato, ironia della sorte, a stilare la prima lista dei morti del terremoto, fu informato nella notte, ma solo il giorno dopo potè vedere il corpo.

La sera del 6 maggio il figlio Lidio Buttolo, nato nel 1930 e originario di Lusevera, si trovava a casa sua al Villaggio del Sole dove ancora risiede. Subito dopo la scossa, pensando che la madre fosse al sicuro, si recò in macchina a Travesio assieme alla moglie e ai figli per assicurarsi che alcuni parenti residenti in quel luogo stessero bene.

Buttolo era segretario della Commissione permanente liquidazione danni - divisione di Mantova che all’epoca aveva giurisdizione anche in Friuli Venezia Giulia. Richiamato dalla tragedia, entrò in servizio verso mezzanotte e, dal momento che conosceva bene i comuni del territorio (108 da Tarvisio a Pordenone) fu designato come ufficiale di collegamento tra il comando e la prefettura per coordinare tutte le operazioni di intervento, una vera e propria sala operativa composta da avieri, marinai, alpini.

Durante la notte ricevette la telefonata da “La Quiete” in cui lo avvisavano che la madre era morta: «È morta di infarto?» fu la domanda del figlio che pensò fosse deceduta per lo spavento della scossa e non immaginava certo quello che invece era successo.

In realtà non gli spiegarono subito, al telefono, la dinamica dell’incidente e lo pregarono di non recarsi a La Quiete prima della mattina seguente perché nella struttura era in corso lo sgombero dei padiglioni e il trasferimento dei degenti dalle aree danneggiate.

Lavorò tutta la notte fino alla mattina seguente nell’ufficio del capo di gabinetto dove gli otto telefoni a disposizione squillarono ininterrottamente. Dall’altro capo del filo le gente che chiedeva aiuto. Fu proprio Buttolo a stilare il primo elenco ufficiale degli interventi sul territorio, dei mezzi coinvolti e anche delle persone decedute per poter dare al governo un primo comunicato ufficiale provvisorio del numero delle vittime.

Dopo aver richiamato “La Quiete”, Buttolo andò in via Sant’Agostino verso le 9 quando la salma della madre era già stata spostata nell’obitorio, lontano dal padiglione dove aveva perso la vita.

Le oscillazioni del terremoto avevano fatto crollare una piccola vecchia ciminiera sulla strada mentre la piastra di cemento che la sosteneva dall’interno era crollata sul letto della madre uccidendola sul colpo.

Nata nel 1900, Maria aveva 76 anni ed era ricoverata alla casa di invalidità e vecchiaia dal 1970 per problemi di salute. Nata a Pradielis, frazione di Lusevera, i genitori di Maria erano di Uccea, piccola frazione di Resia. Lavorava come sarta.

Oltre a Lidio ebbe un altro figlio che morì in Germania nel campo di concentramento di Bochum il 10 settembre 1945: fu catturato a Spalato nel 1943 mentre era in servizio come carabiniere. Nonostante il campo fosse stato liberato dalle truppe francesi pochi giorni prima, il suo fisico non resistette alla febbre alta e al peso ormai ridotto a 38 chili.

Fu dato per disperso per 4 anni. La famiglia seppe dal Ministero che era morto nel 1949 e ricevette la medaglia d'onore.

Dopo il funerale di Maria a Pradielis, Lidio Buttolo riuscì a raggiungere la casa della madre anche se il paese era inagibile, entrando da un balcone: il tetto era crollato sul letto dove la madre aveva dormito per una vita esattamente come a La Quiete. Il destino l'avrebbe forse fatta morire allo stesso modo.

Stanco di leggere le cronache di allora, secondo le quali a Udine il terremoto non aveva fatto vittime, il 24 maggio Buttolo si recò di persona nella redazione del Messaggero Veneto per raccontare la storia di sua madre. Oggi come allora il giornale raccoglie le storie del terremoto per trasmettere ai giovani la memoria di un evento.

 

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