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L'Anpi: "La foiba è una montatura, quei morti sono già noti"

L’Associazione dei partigiani contro le carte di Premariacco: i 42 riesumati sono già pubblici nei nostri libri. Tra i nomi spunta anche quello del partigiano “Nibbio”, decorato della medaglia d’oro

2 minuti di lettura

UDINE. La fossa comune di Rosazzo «è una montatura che si è sgonfiata».

L’Anpi ribatte le accuse dopo che nei giorni scorsi la Lega nazionale aveva svelato il faldone del registro anagrafi di Premariacco.

Tutti gli articoli sul mistero di Rosazzo

Nelle carte, infatti, erano spuntati non solo i nomi di 42 morti riesumati nel 1945, ma anche documenti che accusavano degli eccidi i partigiani. «Nel territorio di questo Comune – c’è scritto in una lettera indirizzata dal sindaco di allora – si trovano sparsi nella campagna e sepolte quasi a fior di terra le salme di circa 60 persone in parte sconosciute che furono uccise dai partigiani, perchè ritenute quali spie o collaboratori dei tedeschi»

«Peccato che le uccisioni – precisa l’associazione nazionale dei partigiani attraverso il suo presidente regionale, Elvio Ruffino – siano avvenute in un arco di tempo che va dal 10 ottobre 1943 al 28 aprile 1945, cioè durante l’intera guerra patriottica.

E dei supposti 60 morti, ne risultano riesumati 42, tra i quali 3 cosacchi, 4 tedeschi, 9 rimasti ignoti, 3 della Repubblica sociale, 20 civili e 3 partigiani, tutti nomi, questi, ad eccezione di 3, probabilmente persone residenti, altrove pubblicati tra il 1987 e il 1991, con ricchezza di particolari anagrafici, nell’opera dell’Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione “Caduti, dispersi e vittime civili nei comuni della regione Friuli Venezia Giulia nella seconda Guerra mondiale».

«Errare è umano, perseverare è diabolico – tuona Ruffino contro la Lega nazionale –. Il signor Urizio farebbe bene ad acquistare per evitare ulteriori imprecisioni».

E così tra i nomi uccisi spunta anche quello di Luigino Tandura “Nibbio”, decorato di Medaglia d’Oro e insignito dall’Università di Padova della “Laurea ad Honorem” alla memoria).

Nato a Vittorio Veneto nel 1921, orfano del Capitano degli Arditi Alessandro Tandura (a sua volta insignito della Medaglia d’Oro nella Prima Guerra Mondiale) nel 1942 fu arruolato ed inviato sul fronte russo.

Dal settembre 1943 prese parte alla Lotta di Liberazione nelle file della Resistenza friulana (Brigata “Natisone”, Battaglione “Mazzini”).

Morì partecipando il 28 giugno 1944 ad un’azione contro una colonna tedesca fra Orsaria e Premariacco rimanendo in retroguardia per favorire lo sganciamento dei compagni. Alla sua memoria è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare e l’Università di Padova (ateneo a cui era iscritto) gli conferì la laurea “honoris causa”.

«Per quanto riguarda la “fuorviante e risibile difesa d’ufficio” (come dice Urizio) di Vanni e Sasso – conclude l’Anpi –, questa volta il problema del presidente della Lega nazionale di Gorizia non è più il dilettantismo in campo storico, ma l’amnesia. Infatti nell’articolo dell’11 febbraio 2016 si legge: «Nella cavità naturale, situata nel cuore dei Colli orientali a cavallo tra le province di Udine e Gorizia, sarebbero state gettate nel 1945 tra le duecento e le ottocento persone».

Ad annunciarlo era stato Luca Urizio in occasione del Giorno del Ricordo. Oggi a tre mesi di distanza possiamo dire quegli 800 morti sono una montatura che si è sgonfiata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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