De Nicolo: «Colpire i beni è più utile del carcere»

TOLMEZZO. «Intervenire sul patrimonio, bloccandolo, è senz’altro più utile di quanto non lo sia scontare qualche giorno in più di cella». È ciò che il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, va...

TOLMEZZO. «Intervenire sul patrimonio, bloccandolo, è senz’altro più utile di quanto non lo sia scontare qualche giorno in più di cella». È ciò che il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, va ripetendo da tempo e il provvedimento di qualche giorno fa è soltanto l’inizio di un modo nuovo di “aggredire” i trasgressori.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)



«I tempi sono maturi per una svolta – spiega –: un sequestro o una confisca tolgono per sempre i beni dalla disponibilità del delinquente, mentre una misura cautelare in carcere è considerata un po’ come un rischio d’impresa. In presenza di reati a contenuto economico, invito sempre i colleghi a chiedersi dove siano finiti i soldi. A volte, però – aggiunge –, non è possibile o è difficile farlo, perchè magari i beni sono intestati a prestanome». A mettersi di traverso, come spesso accade, è la stessa norma. «Esistono tre tipi di sequestro – spiega De Nicolo –. A parte quello probatorio, improbabile in casi come questo a meno che il denaro non sia la prova del reato, c’è il preventivo, disposto quando sia provato che ciò per il quale viene chiesto è il provento del reato, e c’è il conservativo, che è concesso soltanto dopo l’esercizio dell’azione penale e non in fase d’indagine preliminare».

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