Trieste-Venezia più veloce: da Roma ok a 200 milioni

L’annuncio del ministro Delrio: investiamo in tecnologia e non in grandi opere. Serracchiani: il Fvg è pronto a rafforzare le infrastrutture, a partire dal porto

TRIESTE. Uno stanziamento da «200 milioni di euro per i lavori di velocizzazione della tratta ferroviaria Trieste-Venezia». Il capitolo “riservato” a questo progetto è già presente «nella proposta di aggiornamento di programma Rfi che è già stato approvato e ora sarà mandato al Cipe». A darne l’annuncio il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ieri a Trieste a margine del convegno organizzato dall’Ince sulla “Via della Seta Italia-Cina”.

Sul tipo di investimenti, il ministro ha ribadito che il loro obiettivo sarà portare l’Italia a «raggiungere gli standard europei e facendo investimenti tecnologici si può fare molto più rapidamente che investendo nelle grandi infrastrutture».

Per Delrio fare grandi investimenti, nella cui realizzazione si impiegano decenni, «è peggio che dare subito ai cittadini, in due-quattro anni, un servizio all’altezza del trasporto europeo». In questo senso, Delrio ha fatto l’esempio della Germania «dove si raggiungono i 220-240 km/h, si va bene e non ci sono problemi»

Non solo Trieste ma in generale il Friuli Venezia Giulia «ha da sempre un problema nei collegamenti con il resto dell’Italia - ha riconosciuto Delrio - specificando che nel progetto di velocizzazione sarà sfruttata al massimo la tecnologia per dare rapidamente collegamenti veloci e frequenti».

E questo perché Trieste «è dentro principali corridoi dell’Unione Europea, sia quello baltico che il mediterraneo. Quindi - ha concluso il ministro - sono convinto che la nostra azione e i nostri investimenti saranno molto rapidi».

Oltre alla rete ferroviaria, che è un asse fondamentale per il trasporto delle merci e delle persone, a Trieste si è parlato anche di porti. E quelli del nord Adriatico «abbiamo bisogno che siano una opportunità per i mercati mondiali», ha detto ancora Delrio riferendosi alle opportunità che il nostro Paese potrebbe trarre dall’iniziativa dell’Ince.

Ovviamente «per questo scopo sono stati programmati diversi investimenti e in primo luogo quelli ferroviari. Oltre 1,5 miliardi per corridoi merci e per quelli ferroviari». E in questo senso il ministro ha aggiunto che «è già stata fatta a Trieste un’esperienza molto forte, un vero esempio per tutta Italia».

Secondo Delrio «dobbiamo essere pronti ad intercettare tutti i traffici che altrimenti si dirigeranno verso altri scali e verso altri mercati».

Colmando un gap infrastrutturale storico che l’Italia mantiene nei porti «e per queste ragioni sono stati accelerati gli investimenti ed è stato programmato con le stesse autorità portuali un maggiore impegno negli investimenti». Delrio infine ha affermato che «bisogna rendere i nostri porti più competitivi anche con una semplificazione amministrativa».

«Il Fvg e il porto di Trieste sono pronti ad accettare la sfida del programma “Belt and Road Initiative”, il piano d’investimento globale recentemente lanciato dal Governo cinese per rafforzare le infrastrutture logistiche dedicate al trasporto di merci e servizi dalla Cina all’Europa, con un occhio particolare allo scacchiere Sudorientale del nostro continente» ha detto la presidente della Regione Debora Serracchiani.

«Proprio l’Ince, infatti, si prefigge di essere un punto di raccordo per le imprese italiane interessate agli strumenti Bers nonché punto di riferimento per gli imprenditori del territorio per ottenere informazioni sugli avanzamenti degli investimenti cinesi/Bers attraverso un ufficio dedicato alla “Via della Seta” a Trieste» ha proseguito Serracchiani.

Per la quale il Fvg, l’Italia e l’alto Adriatico sono «pronti a favorire la crescita economica e sociale dei rapporti tra Europa e Cina legati alla prospettiva della Via della Seta, puntando in modo specifico sul ruolo dello scalo marittimo triestino e sul suo vantaggio economico dei cinque giorni in meno di navigazione, rispetto ai porto del Nord Europa, sulle rotte che provengono dall’Estremo Oriente».

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