Gemona, mail al governo per ricostruire San Giovanni

L’iniziativa rientra nel progetto bellezza@governo.it, 150 milioni in palio. La ricostruzione dell’aula distrutta nel ’76 per poter ospitare i lacunari di Amalteo

GEMONA. San Giovanni e la grande opera rinascimentale del Pomponio Amalteo all’attenzione del governo italiano con l’iniziativa bellezza@governo.it.

A Gemona la speranza di poter recuperare l’antica chiesa di San Giovanni in Brolo che un tempo ospitava i 42 lacunari dell’Amalteo non accenna a diminuire nonostante le attuali difficoltà per trovare i finanziamenti necessari che ammonterebbero a un paio di milioni di euro.

Ecco che, mentre a Villa Manin sono esposti per la prima volta in 40 anni i lacunari, nel capoluogo pedemontano il Comitato a sostegno del recupero dell’opera ha avviato una campagna per invitare il maggior numero possibile di cittadini a partecipare all’iniziativa “bellezza@governo.it”, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che tra l’altro scade proprio tra pochi giorni.

Il governo ha infatti messo a disposizione 150 milioni di euro chiedendo ai cittadini di inviare una mail all’indirizzo “bellezza@governo.it” per segnalare un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività oppure un progetto culturale da finanziare.

«Immaginiamo – ha detto Mauro Vale del comitato – che saranno molte le proposte provenienti da tutta Italia per cui le possibilità che si investa per il recupero del San Giovanni sono limitate, ma crediamo che sia giusto percorrere ogni strada vista la grande importanza dell’opera in questione. Inoltre, non costa niente mandare una mail per cui invitiamo a farlo più persone possibili».

C’è tempo fino al 31 maggio per inviare una mail e al momento sono circa 44 mila 500 le persone che hanno scritto al governo: sarà poi una commissione ad hoc a decidere quali opere finanziare e il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto.

Naturalmente, possono scrivere al governo non solo i gemonesi, tanto più che oggi i lacunari sono esposti nella loro magnificenza a Villa Manin e dunque vi è anche la possibilità di vedere con i propri occhi il valore di un'opera che è stata sottratta al pubblico a causa del terremoto del 1976. Il complesso trecentesco della chiesa di San Giovanni e del suo oratorio custodiva numerose opere d'arte realizzate tra il XIII e il XVI secolo, tra cui uno splendido soffitto a lacunari dipinto da Pomponio Amalteo nel 1533.

Al 6 maggio 1976 il soffitto, di circa 100 metri quadrati di superficie, comprendeva 42 tavole con ritratti di santi, sibille, profeti, padri della Chiesa; di queste 6 furono travolte dai crolli e si salvarono solo frammenti mentre 36 vennero salvate da volontari e dai Vigili del fuoco.

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