Con le note di Anzovino l’arrivederci ai lettori del Mv per i prossimi traguardi

Nel concerto che l’artista ha regalato al pubblico anche un inedito. Applausi e l’abbraccio con Cerno. «La musica serve a uscire dai confini»

UDINE. È stato la colonna sonora del compleanno del Messaggero Veneto, del gran finale e anche dell’arrivederci del direttore al prossimo numero in edicola e a una futura prossima edizione: Remo Anzovino ha suonato il pianoforte sul palco del “Giovanni da Udine” a chiusura della giornata dedicata a giornalisti, scrittori e a tutta la città.

«Abbiamo deciso di far abbracciare il Messaggero Veneto e tutti i suoi lettori dalle note di Remo», ha commentato il direttore Cerno presentando il pianista e compositore nato a Pordenone.

Messaggero 70, il concerto di Remo Anzovino

Se l’esibizione di venerdì era stata un piccolo assaggio riservato alle autorità e agli invitati, quello di sabato 28 maggio è stato un vero concerto che ha emozionato il teatro per piu di un’ora. «Nel limbo del jet lag (Anzovino é arrivato venerdi pomeriggio direttamente da New York, ndr), gli applausi che mi regalate sono come vivere un bellissimo sogno – ha commentato emozionato –. Essere stato scelto come musica di queste giornate è un grandissimo onore per me».

La musica di Anzovino è da sempre profondamente legata a questa regione, a partire dall’“Alba dei tram”, la canzone (diventata poi un intero Cd) dedicata a Pier Paolo Pasolini. «Quando ascoltai per la prima volta la musica composta da Remo per Pasolini – ha raccontato Cerno – rimasi pietrificato da quelle note che riuscivano a tirare fuori la voce dell’uomo oltre la tragedia e il silenzio di una verità mai arrivata sulla sua morte».

La musica per Anzovino appartiene alle persone, non ha confini e, proprio per questo, il quinto album della sua carriera che ha appena finito di registrare in giro per il mondo è il primo progetto completamente internazionale.

«La musica serve a uscire dai confini – ha detto l’artista –, ecco perchè stasera suono anche per condividere con voi i suoni e i volti che ho incontrato tra Parigi, Londra, Tokyo e New York, cosi diversi tra loro ma tutti così profondamente umani».

La scaletta del concerto è stata quindi un viaggio tra i più grandi successi di Anzovino come “Tabù”, “Amante” e “Musica per due”, ma anche con un inedito tratto dal suo ultimo lavoro che uscirà in autunno, la canzone “Galilei”, un omaggio al simbolo più alto del libero pensiero italiano.

Non poteva mancare “Suite for Vajont”, dedicata a quella che Anzovino stesso definisce «la più grande tragedia di Stato della nostra storia», la canzone che suona in ogni sua esibizione e che «racchiude un senso profondo di ingiustizia e di incompiuto».

Un lunghissimo applauso ha accompagnato l’artista dopo ogni brano, alla fine del concerto e dopo il bis voluto: l’abbraccio con il direttore Cerno è stato quello dell’intero teatro per un artista che sa sempre emozionare.

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