Ciclisti rapinati della bici: ora è allarme

Ormai decine di casi in Friuli. Un furgone che ti affianca, spinte, strattoni e poi la fuga verso il florido mercato nero all’Est

CIVIDALE. L’ultimo episodio l’altra settimana ed subito è partito il tam tam sui social network. Un furgone bianco con due-tre individui a bordo che affianca un gruppo di ciclisti, il più delle volte impegnati in salita, e quindi a una velocità più ridotta, costringendoli a fermarsi.

Minacce e via la fuga, magari verso l’autostrada e i Paesi dell’Est, dove il mercato nero delle costosissime biciclette (anche diecimila euro cadauna) da tempo va per la maggiore.

Da un paio d’anni è il pericolo numero uno per le migliaia di cicloamatori che percorrono le strade del Friuli, ma il fenomeno è diffusissimo nel nord Italia. Prima il grattacapo maggiore per il cicloturista era superare una salita o evitare una caduta, poi è arrivato il problema del traffico.

Ora? Ecco la paura di essere...rapinati. Perché i ladri di biciclette hanno alzato il tiro: sono diventati rapinatori. Svaligiati praticamente tutti i negozi del Friuli più e più volte, le bande si sono indirizzate nei garage privati seguendo i cicloturisti al rientro dai loro allenamenti.

Centinaia di casi in tutto il Friuli. Ma adesso i delinquenti hanno alzato il tiro. E sono passati alle maniere forti. Del resto negozi come Cicli Granzon in viale Palmanova a Udine e Cussigh bike a Feletto, veri e propri mega-store della bici, sono diventanti fortini durante le ore di chiusura.

E così i ladri hanno cambiato obiettivo. Seguono il ciclista, attendono che lo stesso raggiunga una zona isolata, che comincia a faticare in salita e rallenta la velocità ed ecco l’agguato.

«Attenzione a tutti i ciclisti - recita il post negli ultimi giorni diventato virale tra gli appassionati di bici - un furgone con vari individui a bordo ha bloccato alcuni ciclisti, zona San Pietro di Chiazzacco-Castelmonte, rubando le loro biciclette... Precedentemente hanno agito nella zona di Porzus. La polizia è al corrente. Quindi attenti anche quando girate... col caldo questi maiali tornano in azione».

E quando la preda viene individuata difficilmente può sfuggire. «Io ormai nelle valli del Natisone o in zone isolate non vado più ad allenarmi da solo - spiega Marco Ponta, un signor corridore della mountain bike e del ciclocross -. Cerco di allenarmi con un gruppetto altrimenti è troppo pericoloso».

Sa quel che dice l’alpino alla Brigata Julia. Perché esattamente un anno fa è stato aggredito dalla banda del furgone bianco sulla salita del Monte di Ragogna, che stava affrontando dal versante più “leggero” di San Pietro.

«Mi ha accostato un furgone bianco - ricorda - in un baleno è sceso un uomo, probabilmente proveniente dall’Est, mi ha detto poche parole. Bici, bici, poi gli strattoni. Io, quasi speronato dal furgone, mi ero fermato, ma avevo avuto la prontezza di riflessi di scagliargli la mia bici addosso. Fortunatamente a quel punto è passata un’auto che scendeva dalla cima e quei due se la sono data a gambe». In Veneto questi agguati vanno per la maggiore.

«Quando un furgone mi affianca sulla sinistra - gli fa eco il due volte campione del mondo di ciclocross Daniele Pontoni - ora faccio sempre attenzione. Sono sempre pronto a buttarmi in una campo per scappare». Lui, funambolo della bici può farlo, gli altri? Vengono rapinati.

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