Bagni civici senza futuro e sempre più nel degrado

Mancano le prospettive di rilancio per l’ottocentesca struttura di via Cadorna Nel tetto si è aperta una falla: contributo dalla Regione per rimuovere l’amianto

Cornicioni pericolanti. Coperture in amianto da bonificare «anche con una certa urgenza». E, da ultimo, una falla nel tetto, che rischia di compromettere ulteriormente i locali interni della struttura di via Cadorna. Il “civico stabilimento bagni” cade a pezzi. Letteralmente. E all’orizzonte - come ammette l’assessore comunale al Patrimonio, Francesco Del Sordi, non si scorgono concrete prospettive di recupero per l’ottocentesca palazzina.

La questione amianto
Partiamo dalle note, se non liete, quantomeno meno dolenti. La Regione ha recentemente concesso un contributo che consentirà al Comune di procedere con l’intervento di bonifica delle coperture in amianto che sormontano lo stabile. Decine di metri quadrati di eternit, che dovranno essere rimossi: l’amministrazione comunale stima di spendere circa 160 mila euro. E, come delineato dal dirigente del settore Lavori pubblici, Mauro Ussai, l’intervento dovrebbe essere messo in cantiere all’inizio del prossimo anno: in questi mesi gli uffici comunali predisporranno il progetto di bonifica; poi, probabilmente in autunno, sarà pubblicato il bando per l’individuazione dell’impresa che dovrà occuparsi materialmente dell’opera.

Copertura a pezzi
Intanto la struttura pare non fare nulla per celare lo scorrere del tempo. Il degrado si è impossessato della facciata, che si sta progressivamente sgretolando: lo scorso inverno il Comune è stato costretto a correre ai ripari, transennando la porzione di marciapiede antistante l’ex stabilimento, a causa dei ripetuti distacchi di intonaco.

Nelle scorse settimane, poi, è emersa una nuova problematica: una falla si è aperta nel tetto, dal quale si sono staccati alcuni dei pannelli di copertura che sormontano la struttura. Un nuovo fronte di degrado che l’amministrazione comunale si trova in qualche maniera costretta a fronteggiare: i Bagni pubblici, pregevole struttura costruita alla fine dell’Ottocento, sono chiusi da oltre vent’anni e le prospettive appaiono tutt’altro che rosee.

Un destino incerto
Nel 2007 una cordata formata da Itec, di Mattarollo srl, Azzurra srl e Palazzo Unione srl aveva risposto positivamente al bando per le manifestazioni d’interesse pubblicato dal Comune per trovare un soggetto al quale affidare - con lo strumento del project financing - la ristrutturazione dello stabile. Il progetto prevedeva la realizzazione di un centro wellness, capace di rinverdire i fasti asburgici del civico stabilimento bagni. Non se ne fece nulla, nonostante la prolungata trattativa tra le parti.

«Il Comune non ha la forza economica per investire direttamente nel recupero della struttura, nè l’interesse strategico per rilanciare il servizio che all’interno dello stabilimento veniva erogato», spiega Del Sordi. «La strada della finanza di progetto è l’unica obiettivamente percorribile, ma al momento appare difficile individuare un soggetto interessato a investire. E, di certo, il progressivo degrado della struttura non aiuta».

Per rilevare l’immobile potrebbero essere necessari parecchi quattrini: grossomodo un milione di euro, secondo una stima spannometrica. Un investimento non di poco conto, che potrebbe però rivelarsi vincente in una città come Gorizia, alle prese con la carenza di strutture wellness.

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