Ecco i rinforzi in tribunale a Gorizia: salvo il processo amianto

Il presidente Sansone annuncia l’arrivo di un altro magistrato infradistrettuale. Resta l’emergenza: tre giudici sono stati trasferiti, altrettante sono in maternità

GORIZIA. «Il processo amianto-ter, la cui prima udienza è in programma il 12 luglio, si farà. Già da tempo ho chiesto alla Corte d’Appello l’applicazione a Gorizia di un altro giudice infradistrettuale in aggiunta al dottor Andrea Comez, arrivato in aprile da Udine, e confido che il presidente Oliviero Drigani accoglierà questa richiesta.

Naturalmente il nuovo magistrato non si occuperà solo di quel procedimento, ma anche della mole di arretrati da smaltire alla quale già Comez sta lavorando secondo un piano che abbiamo elaborato dopo la sua venuta, cominciando con i più vecchi salvo le urgenze che riguardano determinati reati».

A fronte della situazione di ordinaria e pesantissima criticità nell’organico, il presidente del Tribunale di Gorizia, Giovanni Sansone, pacato ed estremamente disponibile nel suo ufficio al primo piano del Palazzo di giustizia, riesce nonostante tutto a fare professione di ottimismo.

E sì che i numeri sono da far paura: con tre giudici trasferiti e altrettante in maternità (Francesca Clocchiatti, alla quale era stato assegnato inizialmente proprio il processo amianto-ter, Barbara Caponnetti e, dal primo giugno, Concetta Bonasia) la dotazione di magistrati è di soli 4 più il presidente stesso, su un organico previsto di 10 più 1.

Proprio in questi giorni l’arrivo di un giudice da Belluno e la partenza del dottor Francesco Ferretti, trasferito a Fermo, si elidono a vicenda. Il ritorno a Gorizia (dove peraltro risiede) di Andrea Comez come temporaneo “quinto giudice” («Dovrebbe rimanereper quattro mesi, cioè fino alla fine di luglio – precisa Sansone – ma penso che la sua permanenza sarà prolungata almeno fino ai rientri dalle maternità») ha impresso subito un’accelerazione dello svolgimento dei processi penali. Il “rinforzo” (chiesto ancora a fine ottobre 2015) ha consentito di intensificare l’attività processuale, anche grazie al contributo offerto, per quel che riguarda le udienze collegiali, dai due giudici non togati, Gianfranco Rozze e Sara Frattolin.

«È la dimostrazione che se siamo messi nelle minime condizioni di operare, sia pur con grandi sacrifici questo Tribunale è altamente competitivo», sottolinea il presidente. Considerazione che, del resto, è in linea con quanto illustrato nella relazione del presidente della Corte d’Appello in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario: nel 2015, con un organico di giudici appena adeguato, era stato smaltito del 25 per cento il carico pendente del penale.

L’imperativo categorico è cominciare o proseguire i processi che si possono portare a sentenza in tempi brevi. Comez ha una notevole esperienza e l’ha subito dimostrata. Ma anche gli altri giudici “superstiti” lavorano a spron battuto. Senza contare che pure l’apparato amministrativo è in profondo rosso, con una scopertura dei posti del 35 per cento.

Al presidente e agli altri giudici va dato atto di prodigarsi oltre ogni limite, ma la sopravvivenza futura del Tribunale goriziano continua ad essere in bilico. Non è un mistero che, malgrado il “caso Gorizia” sia giunto in Parlamento con le interrogazioni della senatrice Laura Fasiolo e del deputato Giorgio Brandolin, si stagli sullo sfondo lo spettro di una radicale razionalizzazione della geografia della giustizia.

Gli esempi sono i soliti: il Tribunale di Monza è competente per un territorio di un milione e mezzo di residenti; il Fvg di abitanti ne ha un milione e 200 mila con quattro tribunali. Non si è riusciti ad accorpare il distretto di Palmanova a quello di Gorizia e il fantasma dell’aggregazione con Trieste incombe.

«Se me la sento di azzardare una previsione sulla sorte del Tribunale? Proprio no. Quelle, lei lo sa bene, sono scelte politiche».

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