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Profughi, un business milionario: ecco i prezzi dei viaggi

I pakistani arrestati dai carabinieri chiedevano anche 8 mila euro a profugo. Sono stati ricostruiti 111 casi per un giro d’affari annuo di oltre 500 mila euro

4 minuti di lettura

UDINE. Il sogno, o forse il miraggio, di una vita migliore può arrivare a costare a ogni singolo migrante – afghano, pakistano o bengalese che sia – fino a otto mila euro. Tanto, infatti, pretendono i trafficanti di esseri umani per far arrivare una persona in Europa lungo la rotta balcanica.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Pericolo jihadista in costante crescita a 150 chilometri dal Fvg]]

È emerso dall’indagine “Fake link” condotta negli ultimi otto mesi dai carabinieri del Ros di Udine che sono riusciti a documentare in maniera organica e dettagliata l’attività di un’organizzazione criminale (formata da almeno quattro pakistani che in questi giorni sono stati raggiunti da altrettante misure di custodia cautelare in carcere firmate dal Gip di Trieste Giorgio Nicoli) che aveva un giro d’affari milionario.

Infatti, prendendo in considerazione solo i 111 viaggi che è stato possibile ricostruire, gli investigatori della Sezione anticrimine di Udine hanno stimato guadagni annui di oltre mezzo milione di euro.

Il tariffario

Grazie all’inchiesta coordinata dal procuratore dalla Dda di Trieste Carlo Mastelloni e dal sostituto Massimo De Bortoli i militari hanno scoperto i costi delle varie tratte: dai 350 ai 500 euro per la Budapest (campo profughi di Bicske) - Italia; dai 2 ai 3 mila euro per percorsi più impegnativi lungo la rotta balcanica.

Ultimamente i trafficanti avevano pensato di poter organizzare i trasferimenti direttamente dal Pakistan, attraverso il passaparola. E, in tal caso – come emerge in particolare dalle intercettazioni –, avrebbero voluto richiedere 5 mila euro a chi decideva di pagare prima di partire e fino a 8 mila, invece, a quanti volevano raggiungere la meta sani e salvi, pagando però solo all’arrivo. Sono stati gli stessi clandestini giunti in Italia a bordo di furgoni, a fornire conferme su questo punto ai carabinieri.

Un pakistano rintracciato a Opicina, per esempio, ha raccontato che suo padre aveva pagato 5.500 euro. Un altro migrante ha riferito che la sua famiglia aveva versato 3 mila euro all’inizio e altri 500 per il viaggio da Budapest all’Italia.

I quattro pakistani arrestati

Ad Ali Raza Ahmed, alias Ahmed Mushtaq, 33 anni (attualmente detenuto a Verona dopo essere stato sorpreso al valico di Fernetti con documenti risultati falsi) gli investigatori hanno attribuito il ruolo di coordinatore. Tanto che, secondo la ricostruzione resa possibile anche dalle intercettazioni, sarebbe riuscito a impartire ordini agli altri componenti della banda anche dalla cella, utilizzando un telefono segreto. Non solo, il 33enne è risultato anche il rappresentante della Privilege srl con sede in un centro direzionale di Milano e formalmente attiva nel commercio di mezzi agricoli con paesi esteri.

Ma quella società, come poi hanno scoperto i militari guidati dal maggiore Paolo Guida, era solo di facciata. Serviva infatti per giustificare i continui viaggi verso l’Ungheria e soprattutto per affittare i furgoni (che venivano poi utilizzati per il trasporto dei profughi) senza insospettire i titolari delle aziende di noleggio.

Hanno invece fatto da autisti, secondo la ricostruzione dell’Arma, Khurram Imtiaz, classe 1992, residente a Bologna e attualmente rinchiuso nel carcere sloveno di Celje e Mirza Raies Baig, 26enne detenuto in Ungheria.

A tenere i contatti nell’organizzazione sarebbe stato, anche grazie a lavori (legali) in call center o agenzie di viaggio, Ahsan Muhammad, 27 anni, che abita a Milano e ultimamente era anche l’unico libero. I quattro sono chiamati a rispondere di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante della transnazionalità.

Avrebbe invece svolto un ruolo marginale un altro pakistano, un 26enne che risiede a Chioggia (Venezia) che è risultato coinvolto in un unico episodio ed è stato denunciato sempre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma non si è visto contestare il reato associativo.

Alla Privilege, la società di Mushtaq che ha cominciato la sua attività nel marzo 2015, hanno lavorato, per qualche mese, due impiegate. Entrambe sono state ascoltate dagli investigatori e hanno spiegato di essere state assunte per “ricerche commerciali” su internet e per accompagnare il titolare, Mushtaq appunto, nei suoi viaggi a Budapest. Durante tali trasferte (sette in tutto) le due donne hanno detto di non aver assistito a trattative commerciali, ma di aver solo incontrato due autisti di nazionalità pakistana (Baig e Imtiaz secondo i carabinieri).

I viaggi documentati, 111 in tutto

25 giugno 2015, Villesse. Mushtaq e Imtiaz sono accusati di aver fatto entrare illegalmente in Friuli Venezia Giulia dieci extracomunitari attraverso il confine italo-sloveno.

28 giugno 2015. Agli stessi viene anche contestato l’ingresso illegale di altri 25 profughi giunti a Cepletischis su un Citroen Jumper.

8 agosto 2015. A Mushtaq e a Muhammad è stata poi attribuita l’organizzazione di un altro “arrivo” di 12 clandestini nella zona di Trieste.

13 luglio 2015, Wegscheid (Germania). Uno dei furgoni noleggiati dalla Privilege forza un posto di blocco della polizia bavarese. Dopo un inseguimento di 14 chilometri esce di strada. L’autista fugge e lascia a bordo 26 afghani.

21 luglio 2015, Italia e Ungheria. Un altro dei furgoni dell’organizzazione, verso le 22, viene bloccato dalla polizia ungherese nei pressi del confine con la Slovenia. L’autista e il passeggero in cabina scappano. Ma l’uomo che stava facendo da “staffetta” su una Sloda, Baig, viene arrestato. Dal Fiat Ducato scendono 36 uomini.

4 settembre 2015, Milano. Altri due stranieri partono a Budapest e raggiungono il capoluogo lombardo dopo essere saliti sull’auto di un privato “reclutato” grazie a BlaBlaCar e divenuto inconsapevolmente complice dell’organizzazione.

Flussi migratori e terrorismo

Quest’indagine è il frutto di un lungo monitoraggio sui flussi migratori effettuato dai carabinieri friulani insieme con le polizie slovene, tedesche e ungheresi. Gli accertamenti effettuati miravano a capire, tra l’altro se cellule terroristiche avessero deciso di sfruttare la “porta” aperta dai migranti per far arrivare in Italia come clandestini individui pronti a portare avanti gli ideali dello jihad. Ciò finora non è emerso.

Ma il certosino lavoro investigativo – fatto di servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche, incrocio di dati, raccolta di testimonianze – ha permesso di trovare le prove di quanto, fino a qualche tempo fa, veniva detto solo in termini di supposizioni. È stato infatti possibile dimostrare che i profughi che sperano di ottenere la protezione internazionale nei paesi europei non arrivano qui per caso.

Ma c’è qualcuno che lucra sulle loro sofferenze e ci guadagna anche molto. Migliaia e migliaia di euro per ogni persona portata a destinazione, pur in condizioni che, a volte, mettono a repentaglio la stessa vita dei migranti. Vengono infatti chiusi in furgoni, tutti stipati, in piedi, senza acqua nè cibo. Fanno fatica a respirare e i trafficanti spesso non permettono loro di scendere per ore. Un migrante ha raccontato di aver viaggiato così per oltre otto ore.

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