Zero cantieri della cultura in Fvg, l’Ance: occasione perduta

Il Friuli Venezia Giulia tagliato fuori dal riparto del Mibact per 75 interventi. Comar: era ossigeno per l’edilizia. Torrenti: a noi 50 milioni per Porto vecchio

UDINE. Zero cantieri della cultura. Il Friuli Venezia Giulia, assieme a pochissime altre regioni, resta a bocca asciutta: nessuno dei 120 milioni stanziati nella legge di Stabilità per 75 interventi di conservazione, manutenzione o restauro del patrimonio culturale arriveranno dalle nostre parti.

Il decreto attuativo è stato firmato dai ministri Franceschini e Delrio pochi giorni fa e la notizia ha messo di cattivo umore i vertici regionali dell’Ance, l’associazione dei costruttori, che ha visto evaporare un’occasione per dare lavoro a qualche azienda del settore, il più colpito dalla crisi, quello che con più fatica tenta di risollevarsi.

«Siamo rimasti a secco e ne prendiamo amaramente atto - dice il presidente Ance Fvg Andrea Comar -. Sarebbe stata una buona opportunità per lavorare, anche perchè la nostra regione ha un ricco patrimonio di beni culturali che ha bisogno di ristrutturazione. Non dimentichiamoci che ogni milione di euro investito in edilizia vale 17 posti diretti, oltre all’indotto. Per la nostra categoria sarebbe stata una boccata d’ossigeno».

Contrariato anche il direttore Ance Fabio Millevoi, che ha esternato il suo disappunto con un post su Facebook, elencando tutti i cantieri distribuiti regione per regione e concludendo con una constatazione tra l’amareggiato e l’ironico.

«Evidentemente al Fvg - si legge nel post di Millevoi - basta la maratona Unesco, unica al mondo, che collega due centri patrimonio dell’Unesco, Cividale e Aquileia, presto tre con Palmanova».

Emilia Romagna e Campania fanno la parte del leone per quanto riguarda i cantieri della cultura finanziati dallo Stato, ma c’è gloria (e lavoro) pure per il minuscolo Molise dove nel paese di Pietrabbondante, in provincia di Isernia, sarà completato il restauro della “domus pubblica” con uno stanziamento da un milioncino di euro tondo tondo.

L’assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti spiega i motivi dell’esclusione e confida comunque in un secondo round di finanziamenti.

«In realtà la partita è molto più ampia - afferma Torrenti -, c’è un miliardo per i beni artistici e architettonici del Paese e noi abbiamo già beneficiato di 50 milioni per il Porto vecchio di Trieste. La Regione aveva fatto richieste per altri interventi, su villa Manin, villa Luisa e Miramare, ma evidentemente a Roma hanno pensato di dare priorità ad altri, visto che noi avevamo già avuto uno stanziamento ingente. Sono in ballo comunque ancora 150 milioni di euro da destinare, speriamo di poter rientrare in questa seconda fase. Penso che ci sia stata anche un po’ di pigrizia, da parte di Comuni ed enti, a segnalare le necessità degli interventi. C’è sempre stata l’abitudine a chiedere soldi solo alla Regione, invece adesso i fondi dello Stato o quelli europei sono molto importanti, mentre la Regione ha meno risorse di un tempo. I sindaci dovrebbero saperlo e agire di conseguenza, bussando alla porta del Governo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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