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Serracchiani: «Cecotti sbaglia, l'autonomia è salva»

Referendum costituzionale, la presidente Fvg replica al professore: «Senza intesa lo Stato non potrà toccare le nostre funzioni»

2 minuti di lettura

UDINE. Vincere il referendum per cambiare l’Italia e blindare l’Autonomia del Fvg. Una Specialità che non è sotto attacco – come sostiene l’ex sindaco di Udine Sergio Cecotti – e che, anzi, esce rafforzata dalla riforma costituzionale grazie all’inserimento nella Carta dello strumento dell’intesa necessaria per modificare i rapporti tra Autonome e Stato centrale.

Debora Serracchiani, dunque, tira diritto, è carica come poche altre volte e risponde, punto su punto, a chi vorrebbe affossare la riforma voluta dal Governo Renzi.

Presidente, la campagna referendaria si preannuncia lunga e difficile. Qual è il rischio maggiore che corre il “fronte del sì” in queste settimane?

«Non riuscire a spiegare quello di cui stiamo discutendo. Molti non conoscono l’argomento, altri sanno di cosa si tratta, ma utilizzano l’argomento per altri fini e ci sono persino persone convinte che si andrà a votare sull’Italicum. Dobbiamo avere la forza, invece, di entrare nel merito di una riforma attesa da sempre. Dal 1948 quando quella Costituzione nella seconda parte, per stessa ammissione di chi la scrisse, fu figlia di un compromesso».

Bene, partiamo dal nuovo Senato...

«Tra i 28 Paesi dell’Ue, Gran Bretagna compresa, 15 hanno una sola Camera e se prendiamo gli altri 13 soltanto l’Italia è dotata di due Assemblee che svolgono il medesimo compito. Con questo testo nasce il Senato delle Autonomie grazie al quale le periferie si avvicinano a Roma, con persone elette nei territori, discutendo del reale impatto della legislazione italiana e comunitaria sulle Regioni. Senza dimenticare, per capire l’importanza di questa riforma, la semplificazione del processo legislativo e altri tre, validissimi, motivi per votare sì».

Prego...

«La riduzione del numero dei parlamentari, con 315 poltrone in meno e i nuovi senatori che non percepiranno alcuna indennità, il riordino definitivo delle materie di competenza statale e quelle che invece restano in capo alle Regioni, oltre al superamento delle Province e all’eliminazione degli enti inutili per lo Stato come il Cnel».

Crede anche lei che da parte del premier ci sia stato un eccesso di personalismo che rischia di pesare, parecchio, sul voto?

«Non dico di no, ma è anche vero che in questo Paese siamo stati abituati a mandare a casa i presidenti del Consiglio dopo sconfitte elettorali in tornate amministrative. E quindi mi sembra quantomeno azzardato ritenere che un Governo così fortemente impegnato sul piano delle riforme possa pensare di presentarsi al Paese, in caso di sconfitta su un tema fondamentale come la nostra Carta, facendo finta di nulla».

Cosa risponde a Cecotti che sostiene la tesi di una riforma fortemente centralizzata e che mette in pericolo la tenuta della Specialità?

«Semplicemente che la realtà è diametralmente opposta. Prima di tutto non si applica alle Autonome, ma soprattutto viene inserito in Costituzione lo strumento dell’intesa specificando che le eventuali modifiche di competenze o rapporti, anche finanziari, le scriviamo noi assieme allo Stato e senza il via libera della Regione non c’è possibilità di toccare lo status quo.

Una tutela molto più forte delle precedenti clausole di salvaguardia considerato il numero di occasioni in cui i tribunali, in caso di controversie con Roma, hanno dato torto al Fvg. Mi piacerebbe poi sapere come collima la posizione di Cecotti con quella dei principali costituzionalisti contrari alla riforma».

Può spiegarsi meglio?

«Uno dei motivi che li spinge a schierarsi con il fronte del no è il fatto che questa riforma tutela, e anzi rafforza, la Regioni Autonome a danno di quelle ordinarie. Per cui mi chiedo come qualcuno possa sostenere che la nuova Costituzione annulli la nostra Specialità quando invece la blinda».

E perché allora è stata inserita in Costituzione la clausola di supremazia a favore dello Stato?

«Premettendo che nemmeno in questo caso si applica alle Regioni Autonome, resto convinta che esistano temi strategici come le grandi infrastrutture o il turismo, che hanno bisogno di indirizzi unitari».

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