Friulani senza più fede: aumentano gli “sbattezzi”

Sempre più cattolici chiedono la “cancellazione” dai registri parrocchiali. Nell’ultimo quinquennio le richieste sono raddoppiate nella diocesi udinese

UDINE. Per l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti è “la secolarizzazione che avanza”, mentre per la Chiesa è un fenomeno condizionato dalla controinformazione sul quale è bene interrogarsi.

A prescindere dalle interpretazioni, il numero degli “sbattezzi” (vale a dire delle persone battezzate che non intendono più far parte della Chiesa cattolica) è in costante aumento e sul fenomeno, che sta assumendo una dimensione significativa anche nella Diocesi di Udine, non si può chiudere un occhio.

I numeri

Nel 2011 erano 18 i friulani che hanno richiesto l’annotazione sui registri parrocchiali per prendere le distanze dalla Chiesa, sono diventati 23 nel 2012, per salire a 24 nel 2013, a 26 nel 2014, fino a conoscere un exploit nel 2015, quando sono saliti a 36.

E nell’anno in corso la tendenza non pare affatto cambiata, visto che nei primi sette mesi sono già 16 le persone che hanno richiesto la “cancellazione” dai registri parrocchiali.

Il dono dimenticato

Giovani, ma non giovanissimi, maschi e femmine in egual misura, approdano allo sbattezzo per i più svariati motivi ma, secondo don Roberto Gabassi, moderatore del Consiglio presbiterale diocesano e parroco di Udine, principalmente perché, dopo aver ricevuto i sacramenti, non hanno coltivato la propria fede.

«Per noi – osserva don Gabassi – è difficile parlare con le persone che compiono questo passo, ma si intuisce che sulla loro decisione incide la controinformazione avviata da atei e agnostici, tant’è che gran parte delle richieste che giungono alle parrocchie sono compilate sullo stesso modulo, scaricato dal portale dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti».

Le ragioni

A determinare queste scelte è uno scollamento fra una parte dei cattolici e le gerarchie religiose e, certo, i vari Vatileaks, i casi di pedofilia e poi le ingerenze della Chiesa nella politica possono avere avuto un’influenza notevole sulla disaffezione dei cattolici ai valori religiosi.

Eppure a monte, come osserva don Gabassi, c’è di più.

«Non ci si può accontentare del catechismo impartito durante l’infanzia per coltivare la propria fede, così come non si possono continuare a indossare gli abiti infantili quando si è adulti – è l’efficace metafora di don Gabassi – la fede non va confusa con la Chiesa, quest’ultima è formata da tutti noi, uomini, mortali, fallibili, mentre la fede è un patrimonio intimo, personale, che deve essere nutrito e salvaguardato. Con il Battesimo molti cattolici ricevono un dono, ma dimenticano di scartarlo, di valorizzarlo. Poi, quando diventano adulti e arriva il momento di scegliere, non lo fanno. Ecco perché l’arrivo degli immigrati, delle persone con diverse confessioni religiose, spaventa. Se i nostri valori sono saldi, se costituiscono la base della nostra esistenza, non c’è motivo di temere il diverso, anzi, il diverso rappresenta un’occasione di arricchimento e di confronto».

Invece i cattolici vacillano, trascinano forme di religiosità sociale, quasi il simbolo dell’appartenenza a un gruppo e dimenticano di coltivarla nel loro intimo.

A colpi di ricorsi

Prendendo le mosse da questo vuoto spirituale, negli anni Ottanta è nata l’Associazione per lo sbattezzo. Suo il merito di aver sollevato il problema in Italia: attraverso questa associazione sono partite le prime lettere con le richieste di cancellazione dal registro dei battezzati.

Nel 1995 l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ha avviato una campagna per la “bonifica statistica” dei battezzati. Ha così intrapreso un ricorso al Garante per la protezione dei dati personali Stefano Rodotà, chiedendo di intervenire nei confronti delle parrocchie refrattarie alla cancellazione del Battesimo.

Nel settembre 1999 il Garante si è pronunciato sul ricorso. Secondo il provvedimento del Garante non si può cancellare il Battesimo, in quanto esso documenta un episodio effettivamente avvenuto.

È però possibile, per chiunque lo desideri, far annotare la propria volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica sul registro parrocchiale. Con questa decisione la giurisprudenza italiana ha stabilito una procedura per l’ottenimento di un diritto, quello di non essere più considerati “figli della Chiesa”.

La mappa

Una prassi che negli ultimi anni ha coinvolto anche gli udinesi, cui la diocesi guarda non senza preoccupazione. Più della metà degli sbattezzi registrati in regione (76 nel 2015) fanno capo alla diocesi udinese.

Il Friuli Venezia Giulia si piazza per numero di “sbattezzati” davanti alla Basilicata (27), all’Abruzzo(71), al Molise (16), all’Umbria (40), al Trentino Alto Adige (54), alla Valle d’Aosta (9), ma è ben al di sotto dei numeri registrati nel vicino Veneto (352) o nella Lombardia (516). Dati non rilevanti rispetto alla popolazione residente battezzata, ma significativi in quanto indicatori di una crisi di valori che deve essere analizzata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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