Pordenone si sfila: l’Anpi Fvg si divide sul referendum

Mariuz: nessun cataclisma in caso di vittoria dei sì. Ma le associazioni partigiani di Udine, Gorizia e Trieste voteranno no alla riforma

UDINE. L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) non è così compatta, come i vertici cercano di sostenere, sul referendum costituzionale d’autunno.

Non lo è a livello nazionale – visto che più di un iscritto ha dichiarato il proprio appoggio alla riforma Boschi – e nemmeno in Fvg dove, pur indirettamente e senza lasciare trasparire ufficialmente la scelta che compirà nel segreto dell’urna, il presidente della sezione pordenonese, Giuseppe Mariuz, si “sfila” dalla linea ufficiale del movimento e non risparmia una velata frecciatina, come aveva già fatto nel corso dell’assemblea, all’associazione.

«È il popolo italiano a dover decidere – spiega – se preferisce una riforma brutta e raffazzonata oppure l’immobilismo. Sono consapevole di come in entrambi i casi le mie parole manifestino un giudizio negativo, ma sono i cittadini a doversi esprimere».

Mariuz, come accennato, non si espone sul proprio voto perché «non voglio alimentare alcuna polemica, in nessuno dei due schieramenti», spiega che per Pordenone «è stato designato a seguire la campagna referendaria uno dei vicepresidenti, convintamente a favore del no», ma si concede una riflessione – profonda – destinata a fare discutere.

«Renzi ha sbagliato a personalizzare il quesito referendario – continua – e se ne è reso conto, ma sarebbe stato preferibile che, su un argomento del genere, l’Anpi non si fosse schierata così apertamente. Noi siamo, da sempre, un’associazione pluralista, nata con questo dna e che, anche oggi, ha il dovere di rispettare le opinioni di tutti. Da una parte e dall’altra si è scelto di esasperare lo scontro e questo non fa il bene né del Paese né dell’Anpi».

Ma è su un’eventuale vittoria del sì in autunno che la posizione di Mariuz è diversa, notevolmente, da quella di gran parte dell’associazione nazionale.

«Non credo proprio – conclude – che nel caso in cui la “nuova” Costituzione dovesse diventare realtà ci troveremmo di fronte a una catastrofe istituzionale. Sbaglia chi attacca i sostenitori del no tacciandoli di anacronismo, ma pure chi disegna ipotetici scenari in cui, se in caso di vittoria dei favorevoli alla riforma governativa, ci troveremmo di fronte a un vulnus non rimarginabile. Il confronto dovrebbe essere molto più civile considerato come, nella nostra realtà pluralista, ci siano componenti del Pd schierati per il no e partigiani che, invece, si esprimeranno con un sì. E tutti, lo ribadisco, meritano lo stesso rispetto».

Muniz traccia la sua – personale – rotta, dunque, che non collima con quella che hanno preso, da tempo, gli altri tre presidenti provinciali del Fvg. «L’apertura del premier – spiega Dino Spanghero, numero uno della sezione udinese – deve essere accolta con favore perché permette di stemperare un pizzico di tensione e di entrare nel vivo della discussione».

Quanto ai contenuti, però, Spanghero è chiaro e voterà, senza remore, no al referendum.

«Come Anpi arriviamo da 101 congressi provinciali – prosegue – e da quello nazionale nel quale è stata delineata la linea contraria alla riforma. Non dico che non ci siano alcuni punti del testo condivisibili – come la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento delle spese, e l’abolizione del Cnel –, ma siccome non è possibile esprimersi su ogni singolo tema, noi siamo contrari al testo perché riteniamo che complessivamente venga violato quel sistema composto da pesi e contrappesi che la Costituzione italiana assegna agli organi istituzionali. Soprattutto per quanto riguarda il nuovo Senato che diventerebbe, di fatto, una camera composta da nominati e priva di funzioni reali cancellando così la potestà legislativa dell’elettorato».

Spanghero, tra l’altro, contesta anche la decisione stessa di modificare la Costituzione visto che «le Carte fondamentali non si toccano» e «se quella americana è in vigore da secoli non vedo la necessità di mettere mano al testo italiano che non ha nemmeno compiuto 70 anni» per cui «il Governo avrebbe dovuto semplicemente agire sui regolamenti parlamentari, non sui principi fondanti del nostro Stato», e condivide la posizione con il presidente provincia di Gorizia Ennio Pironi.

«Sono totalmente d’accordo con il nostro numero uno nazionale Carlo Smuraglia – racconta –. Questa riforma è da respingere proprio per i suoi contenuti. Il problema, infatti, non sono le parole di Renzi, ma come uscirebbe ridisegnato il nostro Paese in caso di successo dei sì al referendum. Avremmo un Governo con poteri quasi totali, un Parlamento ridotto sempre più al ruolo di passacarte e un Senato, in concreto, inutile. Mettiamola così: per me c’è soltanto un aspetto condivisibile del testo, ma troppo debole per farmi esprimere a favore: la regolamentazione dei decreti leggi. Modificare la Costituzione? Certamente si può mettere mano al testo originario, a eccezione della prima parte della Carta, ma senza stravolgere, come nel caso di questa riforma, i principi cardine della nostra democrazia».

Chiara, infine, anche la posizione del direttivo di Trieste. Basta, infatti, collegarsi al sito internet del comitato provinciale giuliano per trovare – in home page – un appello per i referendum costituzionali pubblicato dal presidente Fabio Vallon.

«L’Anpi provinciale di Trieste – si legge –, è impegnata nella campagna referendaria per ottenere un no alla riforma del Senato voluta dal Governo. Saremo impegnati per informare i cittadini e le cittadine sull’importanza dei quesiti, che riguardano prima di tutto la difesa della Costituzione nata dalla resistenza».

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