Sara tra le macerie con Flo: «Esperienza devastante»

Il terremoto nell'Italia centrale, il racconto della volontaria di San Vito al Torre

UDINE. L’immagine che porterà a casa dei giorni trascorsi ad Amatrice è quella delle tante persone dallo sguardo assente e dei bambini lanciati dietro a un pallone in mezzo alle macerie. Per Sara Bortolussi e la sua Flo, un labrador retriver di otto anni, è stata la prima volta in una zona terremotata.

Una prima volta che sarà impossibile dimenticare per la 44enne di San Vito al Torre impegnata da giovedì, tra le file della Protezione civile regionale, nella ricerca dei dispersi.

Con lo sguardo ha seguito per lunghe ore il suo cane annusare tra le macerie, infilarsi in case diroccate, eclissarsi dietro una montagna di detriti alla ricerca di sopravvissuti, quindi iniziare ad abbaiare per segnalare la presenza di una persona intrappolata.

L’ha fatto più volte Flo, purtroppo troppo tardi. «Abbiamo scavato anche con le mani, ma non c’è stato nulla da fare» racconta Bortolussi che nel bel mezzo delle ricerche ha vissuto anche una forte scossa di assestamento.

«Alle 14 di giovedì un palazzo è venuto giù di fronte a dove stavamo lavorando». Momenti di paura che un volontario delle unità cinofile mette in conto, forte della scelta – nel suo caso maturata ormai diversi anni fa – di dare una mano alla gente in difficoltà.

«Sono da sempre appassionata di cani – svela – e a un certo punto ho deciso di formare la mia Flo nella ricerca delle persone disperse». Un percorso che s’inizia quando il cane è un cucciolo.

«La mia aveva appena tre mesi, un carattere predisposto al gioco e grande interesse per il cibo. Queste due sono caratteristiche essenziali per l’addestramento assieme alla socievolezza e all’istinto ad abbaiare – spiega –. Dopo circa due anni e due esami siamo diventate operative. Sono 15 anni che lavoro con i cani e questo per me è un sogno realizzato».

Un sogno che si scontra con una realtà dura come quella del terremoto, della sofferenza di chi ha perso tutto.

«È stata un’esperienza emotivamente impegnativa – confessa la friulana –. I Tg ci inondano di immagini ma quello che si prova quando si è qui non è descrivibile. Guardi la gente impolverata, avvolta nelle coperte, aggirarsi lungo quel che resta del paese e ti colpisce lo sguardo: alienato, assente. È una grande esperienza di vita a tenerci stretti i nostri affetti perché tutto può svanire in un soffio».

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