Fania: concentrare i bonus sugli interventi antisismici

La proposta del segretario Fvg della Cisl a Serracchiani: si può rimborsare fino all’80% della spesa. «Così si mette in sicurezza il 60 per cento delle case e si fa ripartire l’edilizia»

UDINE. «Sostenere gli investimenti privati per far ripartire l’economia del Friuli Venezia Giulia. Partendo dall’edilizia. Anzi, partendo dalla messa in sicurezza sismica degli edifici».

È la proposta che oggi il segretario della Cisl regionale, Giovanni Fania, avanzerà alla giunta, nel corso dell’incontro, richiesto dallo stesso Fania, che i vertici di Cgil, Cisl e Uil avranno con la presidente Debora Serracchiani.

Il sisma che ha colpito il Centro Italia ha riportato all’attenzione la sicurezza degli edifici, da quelli pubblici a quelli privati.

«In Fvg – ricorda Fania – stiamo ricordando i 40 dal terremoto che devastò un’ampia area del territorio friulano provocando un migliaio di morti. È vero che gli edifici realizzati con la ricostruzione sono antisismici, ma vale la pena rammentare che oltre il 60% delle costruzioni in regione risalgono a ben prima degli anni 70. Ecco dunque che sostenere interventi di recupero e adeguamento di questi edifici, è particolarmente importante».

In che modo, secondo lei?

«A livello nazionale esistono agevolazioni interessanti per il recupero degli edifici, penso ovviamente alla possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali del 65% della spesa diluita in dieci anni. Io credo che se la Regione si affiancasse a questa opportunità concedendo degli incentivi, magari riassegnando risorse che già oggi concede, come il contributo a fondo perduto o quello per l’abbattimento degli interessi, che oggi sono già molto bassi, potrebbe spingere le famiglie ad investire».

In buona sostanza per recuperare l’abitazione il proprietario potrebbe arrivare ad avere, in termini di incentivi, qualcosa come il 70/80% del valore della spesa.

«Esattamente, e alla fine dell’operazione si troverebbe a essere proprietario di un edificio praticamente nuovo, a norma sia sotto l’aspetto sismico che del risparmio energetico, e quindi sicuro ed efficiente».

Altri vantaggi da questa operazione?

«Fondamentale sarebbe la rimessa in modo di un settore, quello dell’edilizia, che continua a essere in forte sofferenza, che a sua volta ne traina altri, dai servizi, a partire dalla progettazione, al commercio (i materiali), il manifatturiero (dal siderurgico alla fabbricazione di semilavorati), e non dimenticando l’occupazione e quindi i consumi».

Un circuito virtuoso, quindi.

«Certo, questa è un’iniziativa che può far ripartire il sistema in Fvg e avviare il rilancio dell’economia».

E il manifatturiero?

«Rimane un settore importante per questa regione, e tutti ci auguriamo che possa riprendere. Oggettivamente io oggi vedo un manifatturiero che si è ristrutturato dopo la crisi e che si attestato su livelli più bassi rispetto al passato. È un settore che sta innovando e continuerà a farlo, che sta cercando di recuperare produttività, ma a meno che non arrivino grandi gruppi a insediarsi in Fvg, non credo che in tempi rapidi potrà tornare sui livelli del passato. Credo invece che puntando sul Porto di Trieste, sui servizi connessi, sulle infrastrutture facendo del Fvg l’hub del Nordest, si possa basare un piano di sviluppo».

Altri settori?

«Turismo e agroindustria, due comparti che devono procedere insieme per valorizzare il territorio e i suoi prodotti, e sono settori che hanno interessanti prospettive di crescita».

Tutti temi di cui discuterà oggi con Serracchiani?

«Certo. Bisogna iniziare a ragionare anche, ma non solo, in vista della prossima Finanziaria, su un progetto di sviluppo complessivo che ci consenta di recuperare il terreno perduto e creare occupazione. E visti i vincoli che oggi limitano il potere di spesa e anche gli investimenti del “pubblico”, l’alternativa è incentivare il privato a investire. In questo primo confronto cercheremo di avanzare idee e proposte con l’obiettivo di trasformarle in progetti di lavoro».

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