L’Italicum taglia 6 seggi: corsa a ostacoli per un posto a Roma

La legge riduce da 19 a 13 gli scranni per la nostra regione. Sgomitate a destra e sinistra per volare nella capitale

UDINE. I conti se li sono fatti tutti da tempo, a destra, a sinistra e pure al centro. La svolta monocamerale impressa dal Governo Renzi con la “nuova” Costituzione, infatti, cancella 70 anni di storia di Senato elettivo e, mescolata con la nuova legge elettorale, taglia in regione sei poltrone portando complessivamente i seggi a disposizione del Fvg da 19 (somma precedente tra Montecitorio e palazzo Madama) agli attuali 13.

È vero che c’è sempre la scure del referendum di novembre o dicembre che potrebbe rimettere tutto in discussione, ma la situazione è evidente e tra uscenti – più o meno illustri – e politici locali che aspirano a Roma, i posti a disposizione non saranno in grado di accontentare tutti.

Nel campo del centrosinistra, ad esempio, è quasi fantascienza ipotizzare, oggi, che il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato non ottenga il suo seggio “blindato” come capolista nel collegio triestino (ma che ingloba anche una fetta considerevole di Friuli) dell’Italicum, così come è difficile credere che Alessandro Maran abbandonando Scelta Civica per ritornare tra i dem non abbia ottenuto – oltre alla carica di vicepresidente del gruppo al Senato – una quantomeno ufficiosa promessa di ricandidatura.

Già, però i posti da capolista bloccato, in Fvg, sono solo due per partito – uno per collegio – e le variabili sono quasi infinite.

Se Debora Serracchiani, ad esempio, optasse per Roma, una di quelle posizioni diventerebbe quasi in automatico di sua proprietà, così come, invece, se si ricandidasse in Regione bisognerebbe trovare una soluzione per Sergio Bolzonello che potrebbe non accettare di buona lena di occupare ancora il ruolo di numero due in Fvg dopo aver cullato il sogno di prendersi piazza Unità.

Finita qua? Mica tanto. Chi spera in una chiamata romana, infatti, è anche l’attuale presidente del Consiglio regionale Franco Iacop – e potrebbe trovare in Bolzonello un valido alleato e supporto –, ma soprattutto c’è la platea dei parlamentari uscenti che non può essere spazzata via senza colpo ferire.

Carlo Pegorer, sempre che alla fine non finisca a fare il candidato sindaco a Udine come si mormora in alcuni ambienti della minoranza, e Lodovico Sonego potrebbero pagare le loro posizioni a Roma – certamente non filo renziane – e a Trieste – contro la giunta –, al pari di Gianna Malisani, ma a differenza di Francesco Russo, allineato su posizioni governative per quanto inviso a Serracchiani.

I rebus però sono tanti e investono Giorgio Zanin, Paolo Coppola, Tamara Blazina e Giorgio Brandolin, mentre a Laura Fasiolo potrebbe essere offerta una exit strategy assecondandone il desiderio di candidarsi a sindaco di Gorizia.

Dall’altra parte della barricata, poi, un posto sicuro da capolista della Lega Nord – sempre che non decida davvero di correre per Trieste – è in mano a Massimiliano Fedriga, Walter Rizzetto è transitato in Fdi con la speranza di essere scelto da Giorgia Meloni come suo uomo di punta in Fvg – ma attenzione alle ambizioni di Luca Ciriani, specialmente dopo il colpaccio del fratello Alessandro a Pordenone – e, si dice, Sandra Savino preferirebbe un ruolo da assessore regionale (a patto che il centrodestra vinca le elezioni) rispetto all’ipotesi di restare a Roma.

Sul collegio friulano per la Camera, poi, ha messo gli occhi, da tempo, il vice coordinatore vicario di Fi in Fvg, Massimo Blasoni, anche se non va scartata – pur con tutte le difficoltà del caso – nemmeno l’ipotesi Stefano Balloch considerati i buoni rapporti del sindaco di Cividale con una parte del cerchio magico berlusconiano. Di carne al fuoco, in altre parole, ce n’è già parecchia.

E siamo a un anno e mezzo (teoricamente) dalle elezioni politiche con le carte che potrebbero rimescolarsi velocemente. Perché in mezzo ci sono il referendum e le spaccature nel Pd, il futuro di Stefano Parisi, i mal di pancia anti-Salvini nella Lega e i possibili accordi elettorali considerato come l’Italicum preveda la doppia preferenza di genere, le candidature multiple e, dal secondo posto in lista in giù, il ritorno alle preferenze.

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