Tra indennità, rimborsi e diarie si arriva a 14 mila euro al mese

Parlamento, ecco quando prendono complessivamente gli onorevoli

UDINE. I tagli, nel corso di questi anni ci sono stati, anche se, forse, non al livello che si attendevano alcune forze politiche e, in ogni caso, bisogna sempre ricordare come la democrazia abbia un costo e che senza un certo tipo di indennità – probabilmente – a impegnarsi in politica sarebbero soltanto quelle persone che, economicamente parlando, non hanno alcun problema.

Fatte queste doverose premesse, la realtà dice comunque che lo stipendio di un parlamentare resta in ogni caso notevole ed è frutto di un calcolo aritmetico formato da indennità (la “paga” vera e propria), diarie e varie tipologie di rimborsi spese. Ma entriamo nel dettaglio, partendo dalla Camera.

Dal 1º gennaio 2012, l’importo netto dell’indennità parlamentare è pari a 5 mila 246,54 euro mensili, cui devono poi essere sottratte le addizionali regionali e comunali.

Questo calcolo netto è determinato sulla base dell’importo lordo di 10 mila 435 euro, sul quale sono effettuate le dovute ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali. Per i deputati che svolgono un’altra attività lavorativa, invece, l’importo netto dell’indennità ammonta a circa 4 mila 750 euro.

Agli onorevoli, inoltre, viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, una diaria mensile da 3 mila 503,11 euro che può essere decurtata fino a un massimo di 700 euro a seconda delle assenze dalle sedute d’Aula.

Sempre a titolo di rimborso, poi, ci sono 3 mila 690 euro per “esercizio di mandato” – di cui il 50% forfattariamente e la seconda metà a rendicontazione –, da 3 mila 332 euro a 3 mila 995 per “spese di trasporto e viaggio” e 3 mila e 98,74 – annui, non mensili – per i costi telefonici. Numeri alla mano, quindi, sfondiamo il muro dei 14 mila euro mensili di “entrate”.

E al Senato? L’ammontare dell’indennità netta è pari a 5 mila 304,89 euro (5 mila 122,19 per coloro i quali svolgano attività lavorative, sempre al lordo delle addizionali regionali e comunali Irpef) partendo da un lordo di 10 mila 385,31 (oppure 10 mila e 64,77).

Anche a palazzo Madama, inoltre, viene staccato un assegno mensile per le spese di soggiorno a Roma – 3 mila 500 euro dal 1º gennaio 2011, con possibili “tagli” a seconda delle assenze – e un ulteriore fondo forfetario da mille 650, che sostituisce e assorbe i preesistenti contributi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche.

Dal marzo 2012, inoltre, è stato introdotto il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato che ha preso il posto del preesistente “contributo per il supporto dell’attività dei senatori” con l’importo complessivo, rimasto invariato, diviso in una quota mensile da 2 mila e 90 euro – sottoposta a rendicontazione quadrimestrale – e in un’ulteriore tranche del medesimo valore erogato forfetariamente. Il totale, dunque, è di poco più di 14 mila 600 euro.

Deputati e senatori, infine, durante il loro mandato, usufruiscono di tessere per circolare liberamente su autostrade, ferrovie, navi e aerei per i trasferimenti sul territorio nazionale.

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