Una storia infinita tra Coni, amianto e contenziosi legali

Udine, dei primi lavori di recupero del Palasport Carnera si decise 10 anni fa. E con il tempo sono lievitati anche i costi: quasi 4 milioni

UDINE. Quella del Carnera è una storia infinita. Dei primi lavori di ristrutturazione si comincia a parlare nel 2006. Lavori attesi e suggeriti anche dalla Snaidero e per i quali l’amministrazione comunale decide di investire 2 milioni 790 mila euro.

Passano due anni e a novembre del 2008 la giunta comunale approva un nuovo programma di lavori che sarebbero dovuti partire a giugno del 2009: l’investimento previsto a bilancio superava i 3 milioni di euro e prevedeva il restyling dell’impianto senza sfrattare la Snaidero.

Il cantiere sarebbe stato diviso in due fasi, tra giugno e settembre del 2009 e del 2010, con doppi turni di lavoro giornaliero. «Nel 2010 – spiegò l’allora assessore comunale Gianni Malisani –, una volta completati i lavori, il palasport Carnera sarà in grado di accogliere quattro mila spettatori. Al momento l’impianto è omologato per 3 mila 850».

A giugno del 2009, però, il Comune è costretto a far slittare l’inizio cantiere: stavolta è il Coni a “bloccare” l’opera ; dopo aver analizzato il progetto prescrive una serie di interventi che, tecnicamente, i progettisti ritengono impraticabili.

Bisognava garantire la curva di visibilità quella che consente a tutti gli spettatori di vedere l’intera area di gioco. Una norma, questa, prevista per gli impianti nuovi nell’ambito delle misure di sicurezza e di ordine pubblico.

Ma per rispettare quella prescrizione i progettisti dovevano prevedere la demolizione delle gradinate e il rifacimento della copertura. Dovevano, insomma, rifare l’impianto ex novo.

Si arriva così a dicembre 2011 quando il Comune approva un bando di gara, per un importo a base d’asta di 2 milioni 450 mila euro. Bando che scadeva il 7 gennaio del 2012.

Si presentano 103 imprese tra cui la Polese di Sacile che sottoscrive un contratto ben presto rescisso. Il Responsabile unico del procedimento interrompe i lavori perché c’è un problema di progettazione relativo al rifacimento del tetto. Si apre un contenzioso legale milionario tra l’azienda e il Comune; contenzioso ancora in corso.

A maggio del 2014 i lavori ripartono, ma solo sulla carta: l’impresa Cedes spa di Treviso, seconda classificata, accetta di entrare al Carnera, ma mentre prosegue la battaglia legale con la Polese a complicare le cose ci si mette anche il Patto di stabilità e a giungo di quell’anno ancora nessuno lavora al recupero dell’impianto; così come a luglio, ottobre... dicembre.

A gennaio 2015 i lavori sono affidati alla Riccesi di Trieste, terza classificata nella gara del 2012, ma a marzo di quello stesso anno la Finanza entra a palazzo cercando le carte del Palasport.

Finalmente a maggio i lavori ripartono: la Riccesi in 200 giorni deve consegnare l’opera ultimata, ma arriva l’esposto del M5S all’anticorruzione che fa partire le verifiche sulla risoluzione del contratto e sul progetto.

Si perde circa un altro mese, quindi la consegna slitta, via via, a colpi di proroghe: la prima da 84 giorni ai quali se ne sono aggiunti 14 e poi 100. Poi l’ultima richiesta di altri 60 giorni.

Spunta anche l’amianto sotto i controsoffitti e la data della consegna diventa la primavera 2016, ma niente da fare: saltano anche i campionati Europei. Ora manca l’aria condizionata. Il Carnera, dicono in Comune, sarà pronto il 23 dicembre.

Un altro capitolo è quello dei costi, lievitati al pari dei ritardi. L’importo contrattuale al netto del ribasso ammontava a 2 milioni 346 mila euro, ma il conto complessivo oggi sfiora i 4 milioni.

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