Negozi, stretta sulle aperture festive: arrivano multe salate

Da sabato in vigore la norma che impone 10 giornate di serrande abbassate. Sanzioni fino a 20 mila euro per chi resta aperto. Bolzonello: atto di giustizia

UDINE. Nessun passo indietro sulla legge sul commercio approvata in aprile. La Regione tira diritto e la norma fortemente voluta dal vicepresidente – nonché titolare della delega alle Attività Produttive Sergio Bolzonello – che impone dieci giorni all’anno di chiusure obbligatorie per tutti gli esercizi commerciali, entrerà ufficialmente in vigore, come previsto, domani.

Nonostante il Governo abbia impugnato il testo – e la Regione abbia inviato alla Corte costituzionale le sue controdeduzioni – e sul merito di alcune parti di essa penda, quindi, la scure della decisione romana. Bolzonello va avanti per la strada tracciata da tempo e la prima chiusura totale è fissata al 1º novembre. Attenzione, inoltre, perché per chi non abbasserà le serrande sono previste sanzioni salate, fino a 20 mila euro a negozio.

La norma di aprile

Sei mesi fa il vicepresidente della Regione prese la decisione di spacchettare in due parti il riordino complessivo del commercio in Fvg.

Nella prima sezione – la seconda arriverà in Aula a novembre – vennero inserite le tanto discusse dieci giornate di festività in cui tutti i negozi della regione (ipermercati e centri commerciali compresi) dovranno essere chiusi, a eccezione di quelli che operano nei territori di Lignano e Grado, le uniche due località a prevalente economia turistica sopravvissute al taglio dell’elenco compreso nella “vecchia” legge del 2005, che potranno restare aperti. Serrande abbassate, dunque, il 1º gennaio, a Pasqua, il lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1º maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1º novembre, a Natale e santo Stefano.

Impugnativa del Governo

Passano un paio di mesi e palazzo Chigi, come atteso anche dalla giunta, impugna il testo contestando tre articoli della legge regionale, al cui interno sono contenute le chiusure festive, giudicati contrari alla normativa comunitaria in materia. La Regione, quindi, decide di resistere e di affrontare il braccio di ferro davanti alla Corte costituzionale. Uno scontro che, a oggi, non ha ancora trovato una soluzione con la giunta, però, che non ha alcuna intenzione di compiere retromarcia.

«Se abbiamo deciso di approvare la legge – ha commentato Bolzonello – nonostante la consapevolezza della probabile contrarietà del Governo è perché siamo convinti della bontà della nostra scelta. Questa legge non va a ledere alcun diritto dei consumatori, considerato come non tocchi le aperture domenicali, ma garantisce la possibilità ai dipendenti del commercio di godersi alcuni momenti dell’anno assieme alle loro famiglie».

Certo, resta sempre la spada di Damocle della Corte costituzionale, ma Bolzonello non è preoccupato. «Attendiamo con serenità la sentenza – ha concluso – forti delle nostre motivazioni e anche dei pareri legali degli illustri costituzionalisti cui ci siamo affidati. D’altronde il segnale che vogliamo inviare è di giustizia, ma, allo stesso tempo, anche della volontà di esercitare la nostra autonomia in ogni occasione possibile».

Sanzioni da 6 mila euro

Da domani, dunque, si entra nella fase operativa e la prima verifica – concreta – dell’attuazione della svolta impressa da Trieste arriverà fra un mese quando, il 1º novembre, il calendario manda in scena la prima delle dieci giornate di chiusure obbligatorie.

Ogni operatore potrà essere libero di tenere comunque aperto il proprio esercizio commerciale a condizione, però, di essere conscio del fatto di andare incontro a una sanzione pecuniaria di non poco conto. Secondo i calcoli degli uffici regionali, infatti, la sanzione amministrativa minima – applicata dalla polizia municipale di ogni singolo Comune cui spetta il controllo dell’applicazione della norma – è di 6 mila euro e può salire, a seconda della metratura, sino a 20 mila.

Attenzione, però, perché la multa, in questo caso, va applicata per ogni negozio aperto – quando invece, dovrebbe essere chiuso – e si moltiplica nel caso di possesso, e relativo rifiuto di abbassare le serrande, di più strutture.

Per cui, soprattutto nel caso della grande distribuzione con molti punti vendita, la sanzione potrebbe schizzare a decine – se non in alcuni casi centinaia – di migliaia di euro con il chiaro intento – politico, per quanto non scritto nero su bianco in legge – di scoraggiare scelte di questo tipo e annullare, almeno in queste giornate, la disparità che si veniva a creare in passato tra piccoli centri e le grandi catene presenti sul territorio regionale.

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