Lady Pozzo: fermatevi prima che sia troppo tardi

Gentilissimo direttore, le cronache di questi giorni sul futuro di Via Mercatovecchio e le poco rassicuranti notizie che apprendo e leggo sul tema, mi spingono a sottoporle una riflessione. Dal quel...

Gentilissimo direttore,

le cronache di questi giorni sul futuro di Via Mercatovecchio e le poco rassicuranti notizie che apprendo e leggo sul tema, mi spingono a sottoporle una riflessione.

Dal quel che si riesce a capire, sembra che le idee siano poche e confuse, limitate al banale intervento di ripavimentazione. Banale perché non è cambiando la pavimentazione che si può pensare di rilanciare la strada e riportarla all’antico splendore dando così linfa all’economia del centro, strozzata dalla crisi e dalla mancanza di idee. Un milione e centomila euro per i lavori, neanche un centesimo per un progetto di attività che possa richiamare in via Mercatovecchio, e quindi a Udine, turisti e visitatori. Forse bisogna invertire le priorità.

Se si proseguirà su questa direttrice, temo che ci troveremo con il pavimento nuovo ma con i problemi di sempre. Non era forse più saggio investire su eventi culturali di alto livello in grado di richiamare gente nella nostra città? Come pensa l’amministrazione di riempire via Mercatovecchio, solo con piastrelle nuove, due alberelli e qualche tavolino dei bar?

Il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, non molto tempo fa, suggerì di sfruttare il potenziale della città, di luoghi come la Chiesa di San Francesco, il castello per mostre itineranti di grandi artisti, convogliando su queste iniziative finanziamenti pubblici e privati, come avviene in numerose città del triveneto con ottimi riscontri di presenze e ritorno di immagine.

L’unica preoccupazione è, invece, di finire l’opera in tempo per Friuli Doc. Senza nulla togliere a questa manifestazione, se il Comune ritiene che sia la punta di diamante della programmazione di eventi, i miei timori sono fondati. Eppure basterebbe guardarsi attorno, pensare ad una strategia, copiare cosa c’è in giro, affidarsi a chi ha professionalità, esperienza e autorevolezza. Non serve girare il mondo per trarre spunti: basta guardare a villa Manin, teatro di mostre di alto valore e richiamo, o Pordenonelegge o ancora a Gorizia, dove la rassegna Gusti di Frontiera non è autoreferenziale, ma aperta all’Europa e al Mondo. Dove gli alberghi si riempiono grazie ai flussi di visitatori italiani e stranieri. Dove i commercianti si guadagnano una boccata d’ossigeno.

Logica vorrebbe che una modifica urbanistica così importante muovesse da una reale necessità. Non si costruiscono case se non ci sono persone da farle abitare. Che senso ha oggi sviluppare una seconda area pedonale quando la attuale dimostra di soddisfare le richieste dei cittadini?

Cosa facciamo, riempiamo via Mercatovecchio e svuotiamo piazza San Giacomo? Trenta anni fa, quando la città era organizzata in modo diverso e le scelte non erano state ancora fatte, poteva avere un senso. Oggi no. Rischiamo un clamoroso autogol.

Non a caso, come lei ha riportato sulle pagine del giornale, la quasi totalità dei negozianti della strada non è d’accordo con la pedonalizzazione. Nessuno li ha ascoltati, nessuno ha preso in considerazione le loro proposte e le loro idee.

Concludo invitando tutti ad una profonda riflessione, ne va del futuro della città. Chi può, fermi questo progetto prima che sia troppo tardi.

cordiali saluti

Giuliana Linda Pozzo

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