Obbligati a digitare il codice fiscale: così si impedisce l’uso ai minorenni

Il problema del gioco d'azzardo e dei controlli sulle slot: apparecchiature da modificare

UDINE. Con un giro d’affari intorno ai 1.100 euro pro-capite in regione (2014), il fenomeno del gioco d’azzardo è finalmente diventato un problema di sanità pubblica, tanto da portate l’assessore regionale alla Sanità, Maria Sandra Telesca, a istituire un tavolo tecnico regionale gioco d’azzardo patologico e alla promulgazione di una legge volta a limitare l’installazione di nuove slot sul territorio.

Meglio tardi che mai, vien da pensare. Ma perché non avere ancor più coraggio contro un’autentica piaga del nostro tempo?

È bene sapere che sono più di 2.000 gli esercizi con slot-machine in regione, oltre alle 335 sale dedicate, praticamente il doppio delle imprese che svolgono attività artistiche, culturali e di intrattenimento. Senza dimenticare che le oltre 15.000 mangiasoldi generano un giro d’affari lordo di circa 65.000 mila cadauna: una montagna di denaro.

Questi sono i dati che descrivono solo in parte la diffusione di un fenomeno che desta via via maggior preoccupazione.

Sempre più persone (tendenzialmente maschi intorno ai 50 anni) spendono ingenti risorse in una sfida alla fortuna che rende felici lo Stato, i noleggiatori di slot e spesso pure gli esercenti, ma che lascia dietro di sé una scia di miseria e tardive richieste d’aiuto.

Un meccanismo perverso in cui per ogni euro speso quasi il 20 per cento finisce in tasse. Solo nel 2014 la nostra regione ha versato nelle casse pubbliche 246 milioni, per capirsi una cifra superiore al bilancio annuale del Comune di Udine.

Ma quanti sono i giocatori e quanto spendono a testa?

Come si può vedere nella tabella, in base ai dati disponibili del 2014, ho provato a stimare l’impatto economico delle slot in regione facendo alcune ipotesi: primo, escludendo gli under-18 che non possono per legge giocare; poi supponendo che la platea dei giocatori sia circa il 50 per cento della popolazione maggiorenne (poco più di mezzo milione di persone), il 30 per cento (circa 300 mila persone) o il 15 per cento (circa 150 mila persone). Se un cittadino su due in regione gioca, in media finanzia con più di 400 euro il settore, pagando tasse ogni anno per 354 euro, l’equivalente, per capirsi, della Tasi e del Canone Rai insieme.

Quanto sono attendibili questi numeri sulle persone? Non si può sapere perché uno dei grandi problemi legati al gioco d’azzardo e alle ludopatie è che non si conoscono i giocatori.

È noto il giro d’affari e il numero di macchinette disponibili; è noto il numero di persone affette da ludopatia in cura presso i centri dedicati (406, nel 2015, con una crescita del 250 per cento in quattro anni).

Nulla si sa di chi gioca una volta all’anno, di chi gioca occasionalmente o di chi gioca assiduamente. Non si conoscono esattamente età, provenienza, abitudini di gioco.

Insomma, dopo anni di macchinette e videopoker, i giocatori sono un popolo misterioso tanto che la stima più accreditata sul numero di malati di gioco d’azzardo in Italia varia fra l’1,5 per cento e il 3,8 per cento.

E questi sono già numeri allucinanti, se si pensa che l’1,5 per cento dei maggiorenni in Fvg corrisponde a quasi 16 mila persone, cioè l’intera popolazione di Codroipo. Di questi solo 3 ogni 100 vanno in cura presso i servizi: praticamente nessuno.

Così nasce un dubbio: ma siamo sicuri che se tutti ricorressero ai servizi sociali, per lo Stato sarebbe ancora conveniente legalizzare in questo modo le bische? Che fare dunque? Partire magari dalle piccole cose.

Chiunque voglia comprare delle sigarette ai distributori automatici sa che deve disporre del codice fiscale a garanzia della maggiore età del compratore.

E perché non prevedere la stessa cosa per ogni gioco d’azzardo: dalle slot ai siti on-line, chiunque giochi dovrà inserire i dati del proprio codice fiscale all’inizio della sua partita e per poi digitare un tasto per avvertire che il suo turno di gioco è finito, così per ogni macchina o per ogni sito.

Magari anche quando si compra un Gratta e Vinci!

Ad esempio, ogni slot potrebbe venire dotata di lettore magnetico, così come ogni sito si potrebbe dotare di una procedura di riconoscimento basata sul codice fiscale. Poi, visto che comunque i siti ufficiali e i concessionari delle slot inviano i dati al ministero delle finanze, lo stesso ministero potrebbe raccogliere i dati puntuali su ogni giocatore e ogni giocata.

Queste informazioni preziose potrebbero assolvere diversi scopi.

Intanto, di monitoraggio. Si potrebbe avere una mappa precisa dei giocatori e delle loro abitudini di gioco; sarebbe molto più semplice così individuare i giocatori a rischio e contattarli prima che la loro situazione degeneri.

Anche dal punto di vista della progettazione di politiche che riducano i rischi delle ludopatie, avere mappe precise sui giocatori permette di tarare meglio gli interventi, rendendoli più efficaci e meno costosi: ad esempio, sapere che in un certo bar di un paese ci sono un numero molto limitato di giocatori che spendono cifre elevate è un’indicazione molto utile per un assistente sociale che voglia intercettare potenziali ludopatici, superando eventuali problemi di vergogna o stigma sociale.

Farsi riconoscere attraverso l’uso del codice fiscale, poi, potrebbe essere già di per sé un deterrente al gioco eccessivo e permetterebbe, con facili escamotage, di allungare sensibilmente i tempi di gioco, riducendo così l’ammontare di giocate totale.

Inoltre, le vincite potrebbero finalmente essere tassate, dal momento che il sistema invierà i dati della vincita di chi fa saltare il banco, quelle poche volte che ce la farà, direttamente al ministero per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Sarebbe questa una piccola rivoluzione che probabilmente sarebbe osteggiata da un settore che prolifica nel buoi e nell’opacità delle sale da gioco o dei siti internet.

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