Udine, ci sarà il coprifuoco per i richiedenti asilo: via chi non lo rispetta

Il prefetto Zappalorto detta la linea: vogliamo orari di rientro. Sarà definito un regolamento comune per tutte le associazioni

UDINE. «A una certa ora è opportuno che i richiedenti asilo rientrino nelle strutture in cui sono ospitati. Chi non lo farà verrà portato in questura e, se questo atteggiamento si dovesse reiterare, si arriverà ad avviare procedimenti di espulsione dal sistema di accoglienza».

Si prospettano pene severe per i profughi che non osserveranno, una volta prestabilita, la deadline che fissa il coprifuoco del rientro. A confermarlo è stato lo stesso prefetto Vittorio Zappalorto, nel corso del tavolo tecnico che si è insediato ieri in Prefettura, primo di una serie di incontri che porteranno all’elaborazione di un regolamento unico per accogliere i profughi, migliorando così la convivenza tra stranieri e le comunità ospitanti.

«L’orario è importante - ha precisato Zappalorto -: devono capire che non possono fare quello che vogliono. Ci confronteremo con i gestori per stabilire gli orari di rientro e quali saranno le conseguenze se non li rispetteranno».

Ma questo è solo uno dei temi che saranno affrontati nel corso dei tavoli tecnici che riguarderanno persone vulnerabili e fragili, nonché il regolamento per uniformare il trattamento degli ospiti. L’esito di questi tavoli, costituiti da gruppi di tecnici a seconda dell’argomento, sarà portato all’attenzione del “tavolo provinciale di coordinamento di flussi migratori non programmati”, che si riunirà una volta al mese.

Detto questo la conferenza di ieri, alla quale hanno partecipato forze dell’ordine, associazioni, sindaci e demanio, è stata un’occasione per fare il punto e stilare un bilancio su quanto in città e nel resto del territorio è stato fatto per gestire il fenomeno dell’immigrazione.

Fenomeno che, sono state le parole del prefetto, ha visto la Regione assumere un ruolo «molto responsabile nonostante non abbia le competenze specifiche in materia, facendosi carico del problema a fianco dei sindaci e della Prefettura», alcuni amministratori collaborare al massimo, altri «rifiutare per preconcetto» e la maggior parte «cedere per galateo istituzionale».

Sul territorio del Fvg sono passate migliaia di persone ma le attuali presenze raggiungono quota 5.067, di cui 1.868 a Udine e provincia, 1.444 a Pordenone, 992 a Trieste e 763 a Gorizia. Nel sistema Sprar sono coinvolte 350 persone, mentre i minori non accompagnati solo a Udine sono 207 e 1.302 in Friuli Venezia Giulia.

Per quanto riguarda il capoluogo friulano, ha aggiunto il prefetto, ci sono 1.147 richiedenti asilo suddivisi tra la Cavarzerani e la Friuli, 300 sono inseriti in Aura e altri nelle associazioni del terzo settore che hanno aderito ai bandi della Prefettura. In un anno sono state 40 le persone espulse per reati e violenze nelle strutture.

Per il rappresentante del Governo è comunque prioritario migliorare le condizioni di accoglienza dinanzi a un fenomeno che durerà a lungo e non si arresterà e in quest’ottica alla Cavarzerani - dopo la ristrutturazione di una palazzina in tempi record - il milione e mezzo di euro stanziato per i lavori a un altro immobile, che non sarebbero terminati entro l’inverno, sarà impegnato per la realizzazione di moduli abitativi pronti in un mese e mezzo.

Altri trenta posti saranno resi disponibili a Pontebba, mentre sulla Meloni di Tarvisio a giorni si saprà se sarà o meno ristrutturata e dunque potrà ospitare una cinquantina di persone.

Sottolineando la collaborazione con polizia di frontiera e Questura - rappresentate ieri dal vicario del questore Luca Carocci e dalla dirigente della polizia Irene Titton, che ha precisato come qui si verifichi il contro flusso migratorio - il prefetto ha indicato che la vera svolta sarà l’impiego di queste risorse, «che per la maggior parte del tempo non sanno cosa fare», ma servirebbe una politica e soprattutto risorse dal Governo, «per svelenire il clima e dare loro la possibilità di imparare un mestiere».

Infine, occorre elaborare una strategia per coloro ai quali non sarà riconosciuto lo status: «Non possiamo più rimandare rischiando di ritrovarci - conclude il prefetto - a gestire tra qualche tempo un’ulteriore emergenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Lattuga al forno con alici e olive

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi