Rubati i computer, ditta in ginocchio

Udine: colpo l’altra notte in pieno centro, alla Aikon di via Deganutti. I titolari: persi tutti i dati, ora dovremo ricominciare da zero

UDINE. I ladri che nella notte tra martedì e mercoledì hanno colpito un’attività in pieno centro a Udine non hanno rubato “solo” due computer Mac, un portatile e una macchina fotografica digitale da un ufficio. No, in realtà hanno messo in ginocchio un’intera azienda, la Aikon serramenti.

Perché in quei pc c’era davvero tutto: i preventivi, le fatture, i dati dei clienti, la programmazione delle pose, i progetti, le fotografie, la contabilità, i fornitori.

«E ora – dice sconfortata la madre del titolare – bisogna ripartire da zero, ricostruire tutto e non sarà certo facile». Probabilmente ci vorranno mesi prima di riuscire a rimettere insieme le informazioni perse e prima di riuscire a far “girare” l’attività come prima.

Insomma, a fronte di un danno materiale che si aggira intorno ai 5-6mila euro (i Mac valevano duemila euro ciascuno) c’è il danno vero, quello all’operatività della ditta che è intestata a Simone Tavano e ha la sua sede al civico 2 di via Deganutti, all’angolo con via Marinoni, a due passi da largo dei Pecile.

«Hanno agito di notte, non si sa esattamente a che ora – spiega ancora la donna –, di certo hanno fatto con calma. Prima hanno tolto la grata, poi hanno forzato la porta, sono entrati (le luci erano accese, le lasciamo sempre così) hanno staccato i fili dei computer e se li sono portati via.

Utilizzando i Mac – precisa –, che di solito non vengono colpiti da virus, purtroppo non avevamo ritenuto di dover copiare tutti i file anche altrove. In futuro, dunque, dovremo pensare anche a un’assicurazione e ad altre misure di protezione».

Sul furto ora stanno indagando i carabinieri. Negli uffici della società hanno effettuato un sopralluogo i militari del Nucleo operativo e radiomobile di Udine.

«A quanto pare – riferisce la responsabile – i “soliti ignoti” non hanno lasciato particolari tracce. Mio figlio è andato in caserma per formalizzare una denuncia e in quegli uffici c’erano tanti altri cittadini che si trovavano lì per lo stesso motivo.

Le nostre forze dell’ordine – conclude – sono brave, si danno da fare, ma secondo me spesso sono impotenti. Gli operatori si espongono e, a volte, rischiano pure la vita confrontandosi con i delinquenti.

Ma questi ultimi, dopo essere stati individuati e arrestati, poi tornano liberi dopo pochi giorni. È questa la nostra giustizia. È questo che non va».

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