Regione Fvg e forze dell’ordine alleate contro i cyber-bulli

Amministrazione e polizia lavorano a un protocollo contro la violenza nelle scuole. Si parte da percorsi di formazione. Gli esperti: insegnate ai figli a utilizzare i social

PORDENONE. Forse un po’ a tutti, da giovani, è successo di essere stati vittime di piccoli o grandi dispetti, o di aver prevaricato nei confronti di altri coetanei. Anche in quelle occasioni si parlava di bullismo. Ma rappresentava un’altra cosa rispetto a oggi: mancava la cassa di risonanza delle tecnologie informatiche, dal web e dai social.

Questo è stato il tema approfondito ieri nel convegno organizzato ieri a Pordenone, «Bulli in rete, l’altra faccia dei giovani», evento riservato agli studenti, alle loro famiglie e al mondo della scuola.

Nel corso dei lavori è stato annunciato un protocollo di intesa tra Regione, Tutore dei minori, Commissione Pari opportunità, Ufficio scolastico regionale e Polizia postale per promuovere il benessere complessivo dei ragazzi dentro e fuori la scuola e per contrastare la sub-cultura della prevaricazione e della prepotenza.

«Una piattaforma – ha riferito Fabia Mellina Bares, presidente del Garante dei diritti della persona – che ha già dato i primi risultati come l’organizzazione di questo evento e un percorso di formazione tra operatori, scuola e forze dell’ordine».

La durata della convenzione è di tre anni «durante i quali cercheremo di implementare questa rete», ha concluso Mellina Bares.

Il tema del cyber bullismo, introdotto e condotto da Giovanni Marzini, presidente del Corecom Fvg è stato poi sviscerato in ogni sua componente.

Ad aprire gli interventi, l’ex «Iena» Pablo Trincia, che da novembre condurrà su Rai2 la trasmissione «Mai più bullismo», durante la quale – ha anticipato – «si tratteranno le storie di bullismo e si cercherà di riaprire il dialogo dentro il gruppo per riportare la positività».

La presidente del Corecom della Basilicata, Giuditta Lamorte ha messo l’accento sull’incapacità dei genitori di vigilare sui figli, anche perché essi stessi vittime degli strumenti della rete.

«Ad esempio – ha sottolineato – la moda, diffusa la scorsa estate, di postare su Facebook le foto dei propri figli ha indotto parecchi genitori ha pubblicare immagini dei propri figli, neonati, al primo bagnetto. Ebbene, con quelle foto si è commesso un reato di pedopornografia».

E spesso non sono i social gli strumenti più pericolosi, bensì le chat, a partire da whattsapp.

E la scuola? «In regione non è indifferente al fenomeno – ha riferito il dirigente regionale Pietro Biasiol – che ha cominciato ad affrontare già nel 2009 producendo una pubblicazione e un documento di raccomandazione».

Tecnoliquidità, web reputation e hikikomori: termini nuovi nel vocabolario ma al quale bisogna fare i conti tutti i giorni. Sono fenomeni che la Polizia postale e delle comunicazioni conosce bene.

«La tecnoliquidità – ha affermato Alessandra Belardini, dirigente Compartimento Polizia postale Fvg – è il contenitore in cui ogni giovane è inserito, caratterizzato da velocità e immersione. Il nostro compito è di saper insegnare a camminare ai giovani, così come hanno fatto da bambini. Bisogna insegnare il “gattonamento digitale”. Inoltre – ha proseguito – l’altro rischio è l’isolamento, chi si rifugia nel proprio mondo, nella propria camera con web, videogiochi, social…». E poi c’è la reputazione sul web, diversa da quella della vita reale.

Belardini ha anticipato che il 7 febbraio il Governo ha istituito la prima giornata contro il bullismo e il cyber bullismo nelle scuole.

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