Carnera, l’opposizione: costi lievitati di 1,4 milioni

Udine, Pizzocaro sta preparando un esposto per la Procura: troppi aspetti da chiarire. Michelini: ci hanno sempre detto che andava tutto bene e adesso chi paga?

UDINE. All’opposizione i conti non tornano. Mentre il Comune assicura che i costi per la ristrutturazione del Carnera non sono lievitati, l’esponente di Per Udine, Paolo Pizzocaro denuncia un incremento della spesa di 1,4 milioni di euro: dai 2,8 del progetto preliminare approvato nel 2006 ai 4,2 milioni di euro complessivi sborsati da Palazzo D’Aronco dopo le ultime modifiche.

Modifiche che per l’assessore ai Lavori pubblici, Pierenrico Scalettaris si sono rese necessarie anche perché in dieci anni è cambiato il quadro normativo di riferimento. Ma Pizzocaro è convinto che la spiegazione non sia tutta lì.

«Capiamo la difficoltà che hanno a giustificare un simile disastro e saremmo stati disposti a collaborare perché l’obiettivo comune penso sia per tutti la riapertura del Carnera ma - tuona Pizzocaro - la maggioranza invece di collaborare con noi per fare chiarezza ha tenuto un atteggiamento ostruzionistico. Avevamo chiesto la presenza del progettista e di tutti i soggetti coinvolti ma il presidente della commissione ha ritenuto di non convocarli rendendo di fatto inutile la riunione che abbiamo di conseguenza deciso di boicottare. Ovviamente non sta a me dire chi ha sbagliato, sarà la magistratura a dirlo, ma ho l’impressione che ci siano delle responsabilità evidenti e per questo sto preparando un esposto in Procura».

«D’altronde - aggiunge - solo il fatto che si siano alternati quattro Rup (i dirigenti Bugatto, Fantini, Gentilini e adesso Disnan) e che ci sia una causa milionaria in piedi con la ditta alla quale era stato inizialmente affidato il cantiere, fa capire che qualcosa non è andato per il verso giusto. Sarei il primo a essere contento se davvero si riuscisse a inaugurare il Carnera il 23 dicembre, ma non mi risulta sia ancora stata bandita la gara per il collaudo e quindi ritengo più probabile che se ne riparli a primavera».

Sull’argomento è intervenuto anche il capogruppo di Identità civica, Loris Michelini: «In questi anni abbiamo cercato di capire cosa stava succedendo con interrogazioni, mozioni, convocazioni di Commissione, volevamo capire il perché dei lavori fermi, della lievitazione dei costi, della verifica del progetto, delle responsabilità (anche sull’amianto mi sono sempre chiesto: ma vuoi che il Comune non sapesse come era stato costruito l’impianto? Vuoi che il progettista non abbia fatto fare dei carotaggi o delle verifiche sul posto prima di consegnare il progetto?)...».

«Abbiamo fatto anche dei sopralluoghi, ma la risposta è stata sempre la stessa, che era tutto in ordine e che presto si sarebbero conclusi i lavori. A questo punto - concludo - mi chiedo chi risponde del progetto rivisto e approvato, dei costi raddoppiati con un danno enorme per le casse comunali in tempi di magra come questi, chi risponde dei ritardi e soprattutto cosa accadrà se il Comune dovesse perdere la causa con la ditta prima assegnataria».

La Polese di Sacile, insieme alla Mecoin srl di Milazzo con la quale aveva costituito l’Ati (Associazione temporanea d’impresa) che si era aggiudicata i lavori, ha presentato una richiesta di risarcimento di 2 milioni 589 mila euro.

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