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Imu per lo stadio, scagionato il funzionario comunale

Si prodigò per ottenere dall’Udinese le somme dovute in due anni. L’inchiesta prosegue: in ballo 720 mila euro

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UDINE. Nel gestire la grana dell’omesso versamento dell’Imu per lo stadio Friuli, dovuta dall’Udinese calcio per le annualità 2013 e 2014, dopo la concesione alla società del diritto di superficie, il Comune di Udine non ha operato con «inerzia», come inizialmente ipotizzato dalla Guardia di finanza, avendo anzi emesso due successivi avvisi di accertamento finalizzati al versamento di complessivi 275.746 euro.

Nessuna accusa, quindi, può essere contestata a Rodolfo Londero, il funzionario che in luglio era finito sul registro degli indagati per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio continuato e che, da subito, si era difeso ribadendo di avere fatto tutto il possibile, nella sua qualità di responsabile del dipartimento Politiche finanziarie, acquisti e attività produttive, per pretendere dall’Udinese l’assolvimento degli obblighi tributari. Venuto meno ogni dubbio sulla sua condotta, in questi giorni il gip del tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro, ha accolto la richiesta di archiviazione presentata per lui dallo stesso pm, Marco Panzeri.

Il provvedimento, tuttavia, non esaurisce ancora l’inchiesta - autonoma rispetto a quella a carico dei coniugi Pozzo per una presunta evasione fiscale legata alla non meno presunta fittizietà della loro residenza all’estero - che l’estate scorsa era culminata in una serie di perquisizioni negli uffici del Comune, alla ricerca di documenti in grado di fare luce sul mancato versamento, da parte del “contribuente” Udinese, di somme di denaro pubblico per un totale che la Finanza ha quantificato in 4,6 milioni di euro.

È lo stesso giudice a prospettare uno scenario fluido. «Pur essendo emerse forti anomalie nella gestione dell’Imu – scrive nel decreto –, il pm si è riservato di procedere con separate iscrizioni, qualora dagli accertamenti delegati dovessero emergere differenti ipotesi di reato relative ad altre questioni rilevate nella gestione dello stadio e non riferibili a Londero: cambio del nome, pagamento canone di locazione, imposta ipotecaria e catastale».

Le tappe della querelle tra il Comune e l’Udinese sono state ripercorse dall’avvocato Roberto Paviotti, difensore del funzionario, nella memoria depositata in Procura per dimostrare, documenti alla mano, «la solerzia e la fermezza» con cui si pose di fronte al mancato pagamento di un importo che, in tesi accusatoria, ammonta a complessivi 720 mila euro (comprensivi di sanzioni e interessi). Il primo a sollevare il problema, il 3 settembre 2013, è il compianto consigliere comunale Adriano Ioan.

Sei giorni dopo, Londero invia un’email al responsabile finanziario dell’Udinese, Rigotto, «per sollecitare la soluzione del problema».

Ossia per pagare i 90.320 euro dovuti per il 2013, oltre ai 212 euro versati tre mesi prima a titolo di acconto. Il 14 febbraio 2014, l’Udinese scrive al Comune: «Ci sarebbe la volontà della società di saldare l’Imu relativa allo scorso anno dopo domani». All’annuncio non segue alcun saldo e il successivo 23 maggio, anzi, l’Udinese presenta all’Agenzia del territorio domanda di revisione della rendita catastale dello stadio.

Secondo la società bianconera - come peraltro riferito nel corso di una conferenza stampa -, mentre nel 1993 (data in cui l’Agenzia delle entrate attribuì la rendita) la capienza dell’impianto era di 41.652 posti, ora, con la sua ristrutturazione, è diminuita a 21.711.

«E così – ricorda Paviotti –, l’11 giugno la società calcistica informa il Comune che, alla luce della richiesta di variazione, non avrebbe versato l’Imu - “se e in quanto dovuta” - sia per il 2013, che per il 2014, fino a definizione della pratica, sostenendo che “vista l’incertezza della norma e della sua corretta applicazione”, per il ritardo nel pagamento non avrebbero potuto venir applicate sanzioni».

Secca la risposta di Londero. «L’Imu è comunque dovuta sulla base delle risultanze catastali al 1° gennaio dell’anno di riferimento – replica il funzionario –, la norma non prevede sospensioni e qualora la rendita venga rideterminata in riduzione, con effetto retroattivo, l’ente procede al rimborso delle maggiori somme versate». È a questo punto, il 29 dicembre 2014, che scatta il primo avviso di accertamento, seguito dal ricorso dell’Udinese alla Commissione tributaria provinciale e dalla costituzione in giudizio del Comune.

Avvalendosi del tributarista Lunelli, «la società – sottolinea Paviotti – enfatizza l’inutizzabilità dello stadio per lavori, dal 5 giugno al 30 agosto 2013, e l’inagibilità della curva nord per tutta la stagione successiva, e chiede quindi di dimezzare la base imponibile Imu». Si arriva così al 27 giugno scorso, quando da palazzo D’Aronco parte il secondo avviso, con ingiunzione di pagamento della tranche relativa al 2014. Il ricorso è ancora pendente davanti alla Commissione tributaria.

Contattata dal Messaggero Veneto, l’Udinese ha fatto sapere dall’avvocato Maurizio Miculan di «non prendere posizione in merito, in quanto soggetto estraneo all’indagine».

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