Centrosinistra travolto ai ballottaggi: crolla il feudo rosso di Monfalcone, Codroipo non cambia

Storica vittoria del centrodestra con Anna Cisint a Monfalcone. Nel Medio Friuli non si cambia: riconfermato Fabio Marchetti

UDINE. Nessuna rivincita per il Pd e il centrosinistra. Non in questa tornata elettorale. Come quattro mesi fa, quando furono i municipi di Trieste e Pordenone a cadere per mano di un centrodestra che si sta riorganizzando, i dem e la coalizione devono leccarsi le ferite e recuperare il feeling con gli elettori. Dopo un’improbabile ricerca di fusione tra Comuni, sono state rinnovate le amministrazioni di Codroipo e Monfalcone.

Il centrosinistra fa due passi indietro. Non riesce a invertire la tendenza a Codroipo, contro il sindaco uscente Fabio Marchetti, che si conferma primo cittadino nonostante negli ultimi cinque anni non abbia raggiunto tutti gli obiettivi prefissati. Ma pesa di più, molto di più, la sconfitta a Monfalcone, fortino rosso che si infrange e passa in mani opposte, quelle del neo-sindaco leghista Anna Maria Cisint. Non a caso Massimiliano Fedriga, segretario Fvg del Carroccio, capogruppo alla Camera e papabile come candidato alla presidenza della Regione, parla di «risultato storico».

Le analisi approfondite della debacle verranno, soprattutto dopo il 4 dicembre, vero spartiacque per il Pd. Ma il primo equivoco che i dem devono dissipare è quello dei candidati. Monfalcone insegna. Adesso che i giochi sono fatti, quella che prima sembrava una lagnanza ora si rivela una profezia.

Altran non ha brillato nei suoi cinque anni d’amministrazione, il Pd lo sapeva ma non ha trovato il coraggio per sostituirla. Coraggio che va riguadagnato. Il clima non gioca a favore del Pd. Il referendum sulla riforma costituzionale ha esasperato le posizioni. Ha ragione il premier quando sostiene che il 4 dicembre sarà il derby tra passato e futuro. Sarà il crinale del Pd.

Nel centrodestra continua la cavalcata di giungo. Forza Italia e Lega si giocano lo scettro del prossimo candidato alla presidenza della Regione e se l’intesa non è ancora raggiunta, soprattutto per i riverberi romani, si respira almeno una ritrovata sintonia. Se la storia avrà insegnato a smussare le differenze per centrare l’obiettivo, la cavalcata è destinata a durare.

In questi ballottaggi era certo complicato riempire il divario. A Monfalcone due settimane fa Cisint aveva incassato 5.256 voti, il 49,53, lasciando Altran a 3.612, il 34,04%. A Monfalcone l’affluenza è stata quasi identica, con il 51,39% al primo turno contro il 51,14% di ieri . A Codroipo Marchetti era avanti di dieci punti: 3.926 preferenze, il 47,42%, contro le 3.107, il 37,53, di Alberto Soramel. A Codroipo è anche calata l’affluenza ma il risultato non è cambiato. Perché se il 23 ottobre alle urne era andato il 57,29% degli aventi diritto, ieri i votanti si sono fermati al 53,42%.

Il Pd si deve ritrovate. «Il dato – commenta il dem Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale – evidenzia un risultato politico che richiama la necessità di una riflessione sulle rispondenze tra territorio, proposta politica e azione amministrativa. Se qualcosa si incrina in quel rapporto allora prevale un risultato prettamente politico, quasi partitico, invece del riconoscimento della capacità di amministrare. Una valutazione complessiva va fatta anche nel partito, che deve ritrovare quell’equilibrio».

Esulta Fi. «Il risultato parla chiaro – sottolinea Sandra Savino, deputata e coordinatrice Fvg di Fi –, in favore delle nostre scelte e contro la politica del Pd, in particolare a Monfalcone. Il nostro merito è stato quello di saper far sintesi nel centrodestra, unità che abbiamo trovato a Trieste e Pordenone, e che paga, ma non solo. I nostri sindaci non si piegano all’allineamento dei pianeti, hanno cioè la capacità di difendere i territori anche contro il volere dei vertici, mentre quelli del Pd si sono appiattiti».

Poi c’è la felicità di Fedriga. «Monfalcone è un’impresa storica, grazie a una nostra proposta molto credibile, perché Cisint è un professionista vera ed è stata un’ottima scelta. Ma respiriamo molto forte anche la voglia di cambiare della gente».

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