Specchi, panni e libri riqualificano vicolo Sottomonte - Foto

Udine. La social art dà un nuovo volto alla strada dei graffitari. CasAltrove e Dmav: l’obiettivo è riportare qui gli investitori

UDINE. Uno specchio che si spezza in 362 parti, libri che raccontano la storia dei residenti nella strada, i panni stesi come a cercare quell’angolo di cielo che sta sopra il turista e i messaggi d’amore che narrano le vicende degli innamorati del posto.

All’inizio e al termine del vicolo, a segnare il perimetro tra la biblioteca Joppi e la salita al Castello, le scritte “Il segreto” “Visibile” illuminate dal neon, quasi a simboleggiare la vita in chiaroscuro di uno dei più vicoli più antichi e controversi di Udine.

Sono le nove installazioni che da ieri sera animano vicolo Sottomonte. Lì dove la lampadina elettrica di Malignani illuminò per la prima volta la città, dove oggi i graffiti la fanno da padrone, in quelle poche centinaia di metri che separano dal cuore di via Mercatovecchio, si pongono le basi per il riscatto della via e «per un esperimento – dicono gli artisti – che potrebbe ripetersi in altre strade udinesi».

Iniziato 6 mesi fa, il percorso è nato dall’incontro dei gruppi artistici “CasAltrove” e Dmav “Dalla maschera al volto”, proseguito con la raccolta delle storie dei residenti e con il concorso pubblico fotografico che ha trovato la collaborazione dell’amministrazione comunale, dell’università di Udine e dei giovani imprenditori di Confindustria.

«Così il linguaggio dell’arte – hanno spiegato durante la presentazione del progetto, Alfonso Firmani e Alessandro Rinaldi – è riuscito a rivelare il genius loci di una delle strade più misteriose della città e a rendere “visibile” ciò che a molti appare come qualcosa di “segreto”, nascosto».

Ed ecco l’arte intesa non solo come estetica, ricerca del bello, ma soprattutto come funzione sociale, di riqualificazione urbana. L’obiettivo è quello di riportare qui gli investimenti economici in quello che per molti è stato visto sempre come un luogo di passaggio.

«Invece – continuano – questo è un luogo dalle grandi potenzialità e vogliamo che la gente qui non vada a testa bassa, non utilizzi questa strada come nascondiglio dal centro, ma guardi in alto, si fermi a volgere lo sguardo verso quelle mura che raccontano storie delle radici di un passato che possono proiettarci al futuro».

I progetti delle installazioni resteranno in mostra negli spazi di Make. Le installazioni invece animeranno fino al 6 gennaio il vicolo, trasformandolo in una galleria d’arte a cielo aperto.

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