Gelo e neve grandi assenti nel dicembre più anomalo

Le temperature medie del mese in montagna superano di 4,5 gradi la norma. Per due anni di seguito sono stati registrati zero millimetri di precipitazioni

UDINE. È uno di quei record che si annunciano con scarso entusiamo e non senza un certo timore: il mese di dicembre del 2016, assieme a quello del 2015, resterà il più caldo di sempre sulle montagne friulane. Per rendersene conto basta prendere le temperature registrate sullo Zoncolan lo scorso anno, quando si arrivò ai 4,2 gradi di media mensile, vale a dire 6,5 gradi al di sopra della norma.

Non è andata molto meglio quest’anno, visto che la media mensile ha fatto registrare 4,5 gradi in più rispetto alla norma. Lo stesso dicasi per tutte le località montane a quota 1700 metri, che corrisponde alla partenza della maggior parte delle piste, dal Piancavallo al Gilberti, fino al Lussari o a Forni.

Basta osservare l’andamento climatico in un polo sciistico come lo Zoncolan nell’arco dell’ultimo ventennio per notare il cambiamento: se le temperature medie di dicembre solo in tre anni hanno superato lo zero – anche se di pochissimo – attestandosi su valori che oscillavano fra i -6 e i -2 fino al 2013, nell’ultimo quadriennio le temperature sono passate da +1 a +0,6, a +4,4, infine +2,1 in quest’ultimo mese.

La giornata più calda, in generale, è stata quella dell’antivigilia di Natale che ha fatto segnare un record storico: 18 gradi a Udine. Ieri l’arrivo di aria fredda in alta quota con venti forti ha provocato un rimescolamento nei bassi strati: al pomeriggio c’erano 8 gradi a fondovalle a Tarvisio, 9 a Forni di Sopra, 8 a Piancavallo, 14 a Enemonzo, mentre in pianura è stata raggiunta quota +16.

Al fenomeno del progressivo rialzo termico, che si sta consolidando nel tempo, va aggiunto, purtroppo, quello dell’assenza di pioggia o neve. Non era mai successo infatti che per due anni consecutivi (vale a dire il 2015 e il 2016) a dicembre non vi fossero precipitazioni.

A commentare un fenomeno con il quale gli operatori turistici montani si stanno confrontando sono i tecnici dell’Osservatorio meteorologico regionale Fvg dell’Arpa.

«Fra gli inverni più nevosi si ricordano quello del 2008–2009 e quello fra il 2011 e il 2012, gli unici così ricchi di neve dell’ultimo ventennio – osservano i previsori – è vero che la frequenza degli anni nevosi sta diminuendo e capita più facilmente di avere anni senza neve a quote basse, ma è la prima volta che per due anni di seguito il mese di dicembre scorre senza pioggia o neve.

Questo fenomeno va inserito nel contesto del progressivo riscaldamento climatico che rende meno probabile le precipitazioni nevose al di sotto dei 1000 o 1500 metri». Ma se la frequenza delle precipitazioni non può essere ricondotta a una tendenza costante e può anche essere frutto della casualità, l’innalzamento progressivo della colonnina di mercurio è tutt’altro che casuale. Il fenomeno è la diretta conseguenza del riscaldamento globale che si può osservare in tutto il mondo e, in particolare, nel bacino del Mediterraneo.

Per rievocare un’ondata di freddo lunga e duratura in Friuli bisogna andare a ritroso nel tempo di vent’anni: fra Natale e Capodanno del 1996 vi furono infatti tre giorni di ghiaccio che interessarono l’intera regione, quando le temperature si mantennero costantemente sotto lo zero.

E prima ancora, nel 1985, quando gennaio portò dieci giorni di freddo intenso che culminarono in una grande nevicata. E poi l’inverno fra il 1962 e il 1963, il più freddo dalla seconda Guerra mondiale. Ben altro il tenore degli ultimi anni. Osservando i grafici dell’Osmer, balza agli occhi il progressivo innalzamento delle temperature, fatta eccezione per l’inverno del 2009.

Mediamente, sul nostro arco montano le precipitazioni nel mese di dicembre dovrebbero attestarsi fra i 100 e i 150 millimetri, traducendosi in pioggia o neve a seconda delle quote. Una media contraddetta dai dati degli ultimi anni.

E non si vedono inversioni di rotta, almeno fino all’inizio del 2017. «Nei prossimi giorni, e fino al 2 gennaio, il clima sarà secco» spiegano i previsori Osmer Arpa. In montagna lo zero termico oggi sarà intorno ai 1300-1400 metri. Domani potrebbe scendere intorno ai mille metri, mentre il 30-31 e l’1 sarà intorno ai 2000 metri. «Dal 2 gennaio – aggiungono i previsori – dovrebbe arrivare un periodo più freddo destinato a protrarsi fino all’Epifania per portare lo zero termico intorno ai mille metri: una quota destinata a favorire l’innevamento artificiale».

Buone notizie quindi per gli operatori turistici della montagna friulana e anche per gli appassionati dello sci visto che, secondo i previsori, potrebbe anche esserci qualche veloce perturbazione i primi giorni di gennaio. Dopo un altro innalzamento termico, infatti, fra il 30 dicembre e il 1 gennaio si tornerà ai valori invernali dal 2. È in arrivo una perturbazione dal Nord Europa, annunciano infatti i tecnici dell’Osmer, che potrebbe interessarci.

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