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Mattarella rende omaggio alle vittime friulane

Non solo il delitto Regeni, ma anche le morti in Bangladesh e la tragedia del bus nel discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Serracchiani: toccato un sentimento profondo. La riconoscenza di Fiumicello

di Giacomina Pellizzari
2 minuti di lettura
(ansa)

UDINE. «Abbiamo vissuto insieme momenti dolorosi. Dall’assassinio di Giulio Regeni, mentre svolgeva, al Cairo, la sua attività di ricercatore, alla morte, in Spagna, delle nostre ragazze che studiavano nel programma Erasmus. Dalla strage di Dacca a quella di Nizza, con nostri connazionali tra le vittime.

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Ai loro familiari desidero rivolgere, a nome di tutti, un pensiero di grande solidarietà che non si attenua con il passare del tempo». Dopo il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le famiglie Regeni, Valent, Rossi e Tondat, si sentono meno sole e ringraziano il capo dello Stato per aver ricordato quelle morti violente ancora alla ricerca della verità.

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«Il presidente Mattarella - ha fatto notare la governatrice del Friuliu Venezia Giulia, Debora Serracchiani - ha toccato un sentimento profondo del Paese, con le parole dedicate a Giulio Regeni e alle altre giovani vittime italiane strappate dalla violenza o da ingiuste sciagure.

Già in passato - ha aggiunto - Mattarella aveva avuto espressioni inequivocabili per Giulio, quando aveva scandito “non vogliamo e non possiamo dimenticare la sua passione e la sua vita orribilmente spezzata”. Sono segnali chiarissimi sulla posizione delle massime istituzioni d’Italia, e devono essere tenute alte». Ieri, la posizione delle istituzioni italiane è stata ribadita nel corso della marcia della pace partita da Trieste. Il corte è stato aperto con lo striscione «Verità per Giulio Regeni».

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«Simbolicamente rappresenta - sono sempre le parole di Serracchiani - la dignità di un popolo che non è disposto a far prevalere la violenza e l’oblio sulla giustizia e sulla verità. Dietro ogni piccolo passo in avanti che si fa c’è l’appello popolare scritto sullo striscione».

E a Trieste non sono mancati i confronti tra le parole di Mattarella e «l’insensibilità della politica triestina alla vicenda di Giulio». Chiaro il riferimento alla rimozione dello striscione, lo stesso che apriva il corteo, ordinata dal sindaco Roberto Dipiazza a pochi giorni dalla sua elezione. Quel riferimento è emerso dalle parole del responsabile del Consorzio italiano solidarietà, Gianfranco Schiavone, secondo il quale era importante ricordare Giulio Regeni alla marcia della pace.

Dello stesso avviso il parroco di Fiumicello, don Luigi Fontanot, che ieri, nell’omelia di Capodanno, non ha mancato di ricordare il giovane barbaramente ucciso in Egitto . «Giulio- ha detto - è un’attenzione sempre presente». Il sacerdote ha citato anche il discorso del presidente della Repubblica, definendolo «un segno importante: il presidente ha presente la realtà che stiamo vivendo».

Fiumicello resta stretta attorno alla famiglia Regeni. Quella solidarietà, quella voglia di verità aveva già colpito il presidente della Repubblica. A ricordarlo è stato il sindaco, Ennio Scridel: «Con il suo discorso, il presidente Mattarella ha dimostrato grande coerenza.

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Dopo aver inviato una lettera per complimentarsi con la comunità di Fiumicello per come ha vissuto la tragedia, nel suo discorso di fine anno ha ricordato la morte di Giulio che ha sconvolto una famiglia e toccato negli animi le persone». E il grazie a Mattarella spopola anche sui social. Su Facebook e Twitter il primo «grazie al presidente Mattarella che nel discorso di fine anno ha ricordato Giulio Regeni» è arrivato dal gruppo “Verità per Giulio Regeni”. Un gruppo che purtroppo ha ancora ragione di esistere.

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