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Attentato in Turchia, un friulano che viveva a Istanbul: "Temevo che colpissero quel locale"

Parla Tiziano Furlan, consulente udinese che più volte è stato al Reina: «Questo è il colpo di grazia per il turismo, ormai la situazione è insostenibile»

di Maurizio Cescon
2 minuti di lettura

UDINE. «Speravo in cuor mio che non accadesse mai, ma temevo che potessero colpire quel posto. Il Reina è il simbolo della Turchia laica e occidentale. Questo attentato è un colpo di grazia per il turismo».

Il friulano Tiziano Furlan è un consulente aziendale che negli ultimi quattro anni ha vissuto a Istanbul. E’ rientrato da poche settimane «subito dopo la bomba allo stadio», dice al telefono dalla sua casa di Udine. Adesso si stabilirà a Milano per una nuova avventura professionale: «aiuterò gli imprenditori turchi a investire in Italia».

Capodanno di sangue a Istanbul: la simulazione dell'attacco

Ma lui il Reina club lo conosce bene, benissimo e lo ha frequentato più volte in passato. «Abitavo a 500 metri in linea d’aria da quel ristorante - racconta adesso -, sulla collinetta di Besiktas, parte europea della grande metropoli. Ci passavo davanti praticamente ogni giorno, per andare al lavoro o ai vari appuntamenti d’affari.

È uno dei locali più belli e alla moda della città, sul Bosforo, ha una vista mozzafiato. Non è un night club come hanno riportato i telegiornali italiani. Semplicemente c’era il veglione di Capodanno, si ballava e si faceva festa. È un ambiente che può contenere 500, 600 persone a sera, ci si arriva direttamente con la barca, c’è l’attracco dedicato. E poi hanno il valletto per parcheggiare le auto di lusso dei clienti, i buttafuori che fanno una selezione molto accurata, soprattutto dei turchi. È frequentato dalla bella società, gente elegante e tanti stranieri che vivono là: manager, industriali, rappresentanti di fiducia delle aziende. Quella turca è una società bipolare: ci sono i musulmani di stretta osservanza, ma ci sono anche i laici, che lo sono in modo molto più “spinto” di noi. Mangiano carne di maiale e bevono vino e superalcolici a volontà, tanto per capirci.

L’ultima volta che sono stato a cena al Reina risale a meno di due anni fa, per lavoro. Ma è un posto spettacolare, se un terrorista voleva fare del male alla Turchia, doveva colpire proprio quel ristorante. E così purtroppo hanno fatto».

Furlan non è tornato in Italia per paura, ma ammette che nell’ultimo anno le cose, a Istanbul, sono cambiate. In peggio. «Non si viveva bene - spiega -. Ci si guardava uno con l’altro, si temeva che il vicino in un ufficio o in un luogo pubblico potesse essere un potenziale nemico.

Esisteva un clima di sospetto. Dobbiamo ricordarci che in Turchia gli attentati, nell’ultimo periodo, erano all’ordine del giorno e molti non facevano nemmeno notizia, perchè venivano presi di mira poliziotti o caserme. E’ un peccato, perchè è un Paese che ha grandi potenzialità. Adesso io sarò di base a Milano, lavorerò con gli imprenditori turchi che puntano a insediarsi in Italia».

La presenza di friulani a Istanbul e, più in generale, in Turchia, non è robusta, come conferma Furlan: «gli italiani sono parecchi, ma non i corregionali. Io ne ho conosciuto solo uno in tutto il tempo che ho abitato laggiù». Sono invece diverse le aziende del Fvg, nei settori arredo e meccanica, che hanno contatti, insediamenti e scambi commerciali con Istanbul e più in generale la Turchia. Nel centro dell’antica Costantinopoli si trova un grande negozio monomarca Calligaris e pure un paio di punti vendita Moroso.

«Siamo presenti a Istanbul - conferma Alberto Gortani dell’azienda Moroso -, ma i negozi non sono gestiti da personale friulano. C’è un buon mercato, soprattutto per quanto riguarda il ramo alberghi e ospitalità, abbiamo rapporti con i professionisti per le grandi forniture».

Punta ad approdare a Istanbul anche la Imel di Codroipo, che si occupa di impianti di verniciatura per l’industria, per un’importante commessa per conto di Renault. A Istanbul ha operato anche il Gruppo Cividale, che ha contribuito alla realizzazione dei ponti sul Bosforo, mentre Danieli ha diversi progetti con svariati clienti in fase di esecuzione, nella zona asiatica vicino a Istanbul. C’è qualcuno infine, come il noto vignaiolo Valneo Livon, che ha provato a esportare i suoi prodotti. «Abbiamo realizzato qualche tempo fa un paio di eventi a Istanbul - conferma - in collaborazione con il Gambero Rosso. I contatti li abbiamo, ora vediamo se parte la commercializzazione».

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