«No ecomostro», scritte sui muri contro l’ascensore

Non c’è pace per l’ascensore al Castello. Ora su una delle bianche pareti che delimitano, sul colle sormontato dall’antico maniero, il futuro percorso dell’opera più tribolata e discussa degli ultimi...

Non c’è pace per l’ascensore al Castello. Ora su una delle bianche pareti che delimitano, sul colle sormontato dall’antico maniero, il futuro percorso dell’opera più tribolata e discussa degli ultimi decenni a Gorizia, sono apparse delle vistose scritte tracciate con lo spray nero, ben visibili dalla viuzza che, da piazza Vittoria, porta alla galleria Bombi. «No ecomostro», «Natura vincit omnia» (riferito probabilmente al danno per l’ambiente), un misterioso «Lupi neri» col condimento della «A» cerchiata simbolo dei movimenti anarchici: questo si può leggere ora alzando gli occhi al cielo per osservare il «grande incompiuto» dei lavori pubblici goriziani.

Un’opera la cui conclusione, tra vicissitudini e polemiche di tutti i tipi relative ai costi in continuo aumento proprio per la lievitazione dei tempi biblici di realizzazione, nemmeno il mago Otelma sarebbe più in grado di prevedere. E ora ci si mettono anche gli writers-arrampicatori. È appena il caso di ricordare che l’approvazione del bando di concorso di progettazione preliminare per l’accesso al borgo castello dal centro urbano e di riqualificazione di piazza Vittoria risale al 28 settembre 1999 (sindaco era Gaetano Valenti) mentre era il 14 ottobre 2005 quando venne approvato il progetto esecutivo dei lavori(sindaco Vittorio Brancati). Di mezzo ci si sono messi il fallimento (con relativa rescissione del contratto) della Luci Costruzioni prima e della Edilramon poi (le imprese incaricate della costruzione del manufatto), il caso delle sovraffaturazioni e la vicenda dei resti archeologici che, oltre a imporre uno stop di 2 anni da parte della Soprintendenza, ha reso necessaria una revisione dei progetti originari. (vi.co.)

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