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Risparmi energetici, Google si affida all’ateneo udinese

Progetto da 100 mila dollari. Si concluderà a luglio. A capo del team c’è il professor Stefano Saggini

2 minuti di lettura

UDINE. Google ha commissionato all’Università di Udine uno studio per ridurre il consumo energetico dei propri data center, i centri di elaborazione sparsi nel mondo in cui vengono eseguite le ricerche in internet degli utenti.

Il professor Stefano Saggini, docente di elettronica del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura dell’Università di Udine, è a capo del team che ha l’obiettivo di realizzare sistemi di alimentazione più efficienti. Lo studio, finanziato per 100 mila dollari, è partito circa un anno fa e si concluderà a luglio, ma soltanto ora il grande motore di ricerca per internet ha acconsentito di darne notizia.

Accanto a Saggini stanno lavorando anche Roberto Rizzolatti e Mario Ursino, dottorandi di ricerca in Ingegneria dell’informazione, già laureati in Ingegneria elettronica a Udine, supportati dalla collaborazione del tecnico del dipartimento Fabiano Zaninotto.

Nel 2013 è stato stimato il consumo di tutti di data center (Amazon, Google, Facebook e così via) di 91 miliardi di kilowattora nel solo territorio statunitense e per il 2020 è prevista una crescita che raggiungerà 140 miliardi di kilowattora. Soltanto negli Stati Uniti, quindi, il consumo energetico totale richiede un’energia equivalente a quella prodotta da più di 30 grosse centrali termoelettriche a carbone da 500 megawatt.

Lo studio dei ricercatori udinesi punta a ridurre il consumo energetico dal 5% al 6%, con un conseguente risparmio che potrebbe aggirarsi intorno 3 milioni di dollari l’anno per ogni data center di Google, che ne possiede molti in tutto il mondo.

«Il nostro obiettivo – chiarisce Saggini – è quello di realizzare soluzioni innovative per la riduzione dei consumi nei call center, nei circuiti di alimentazione dei processori. Google ci chiede circuiti nuovi che consumino meno, cioè sistemi di alimentazione più efficienti».

Sul problema dei costi – indica il professore – «il motore di ricerca ha cominciato riflettere da alcuni anni: il consumo energetico è sempre notevole, dal momento che il rinnovo delle informazioni nella rete internet è continuo. Si parla spesso – evidenzia ancora Saggini – di social network, internet of things e cloud computing, ma senza considerare che i servizi informatici hanno dei costi in termini energetici e quindi economici e ambientali».

In pratica, «i computer aumentano negli spazi dei data center – sintetizza Saggini – ed è necessario spendere energia per raffreddarli. Il nostro lavoro studia come ridurre il consumo energetico, e quindi l’impatto ambientale e la bolletta energetica dei data center, a partire dalla messa a punto di sistemi più efficienti di alimentazione dei processori dei grandi server».

Google ha conosciuto Saggini e l’università di Udine grazie a un precedente lavoro condotto dal professore per la multinazionale di componenti elettronici italo-francesce STMicroelectronics. Le soluzioni innovative per l’alimentazione dei server messe a punto da Saggini sono state proposte poi dalla stessa multinazionale a Google.

Successivamente, Google ha deciso di finanziare il laboratorio di elettronica di potenza dell’Università di Udine e di avviare e sostenere quest’ultimo studio. L’accordo di collaborazione tra Google e l’Università prevede la possibilità, nel tempo, di inserire e finanziare altri progetti. Non si esclude, dunque, che la collaborazione possa continuare in futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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