Ribaltone a Insiel: silurata la dg Filippini dopo meno di 2 anni

Risolto il contratto triennale con la dirigente bresciana. Alla base dell’addio divergenze sulla gestione societaria

UDINE. L’avventura di Maria Grazia Filippini a Insiel è durata meno di due anni. Il contratto triennale con la manager bresciana, cui la giunta aveva affidato a marzo 2015 il ruolo di direttore generale della società di proprietà della Regione, del valore di 150 mila euro all’anno, è stato infatti «risolto consensualmente» – come recita il comunicato ufficiale – nella giornata di ieri.

Una formula cui si accompagna il ringraziamento di rito «per il lavoro fin qui svolto», ma che in realtà non racconta le motivazioni vere che stanno alla base del divorzio.

Dopo la scomparsa di Lorenzo Pozza, che ricopriva a suo tempo i ruoli di presidente e amministratore delegato, la Regione aveva deciso di “spacchettare” la governance di Insiel affidandone la presidenza al friulano Simone Pukisc e optando, per il ruolo di direttore generale, a una ricerca su scala nazionale. Filippini aveva battuto la concorrenza di una cinquantina di super dirigenti di tutta Italia che avevano inviato le loro credenziali per il posto al vertice di Insiel.

Ex ceo di “Qui Business”, primo operatore italiano nel mercato dei buoni pasto e titoli di servizio per il welfare aziendale e sociale, nei sistemi di pagamento e nei circuiti di fidelizzazione, la manager doveva essere la protagonista, assieme a Puksic, del cambio di passo di Insiel.

Dopo più di un anno e mezzo di lavoro – Filippini era entrata in ruolo a metà aprile –, però, l’operato, da quello che filtra dagli uffici regionali e della società, non è stato ritenuto soddisfacente da parte dei vertici dell’amministrazione così come pare che i rapporti con Puksic, soprattutto in relazione alla gestione di Insiel, non fossero certo idilliaci.

Da qui, quindi, la decisione di interrompere il rapporto di lavoro con la manager lombarda e di lasciare i poteri di gestione dell’azienda in capo al Consiglio di amministrazione sino alla riassegnazione dell’incarico attualmente vacante.

Un ruolo, quello di direttore generale, che non dovrebbe più essere occupato da manager provenienti dall’esterno dell’amministrazione regionale perché, a oggi, sembra che l’intenzione della giunta sia quella di attingere dalle professionalità interne, in primis quelle esistenti tra i dirigenti di Insiel. Il ragionamento dell’esecutivo, infatti, è abbastanza semplice.

La fine naturale della legislatura è prevista fra un anno – al netto di eventuali accelerazioni impresse dagli sviluppi romani e dal voto per le Politiche – e tra la necessità di valutare i curricula degli eventuali pretendenti al ruolo lasciato vacante e il tempo necessario da concedere al prescelto per prendere confidenza con la macchina di Insiel, si perderebbero troppi mesi rischiando di avvicinarsi troppo al 2018.

Meglio, in altre parole, valutare una serie di candidature interne, già rodate sui meccanismi della società e in grado di muoversi all’unisono con Puksic per la realizzazione delle priorità strategiche indicate dalla giunta tra cui il prosieguo della digitalizzazione del sistema sanitario e il supporto agli enti locali.

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