Giorno del Ricordo, Cristicchi: "Scandaloso dare credito a chi nega la tragedia"

Per il cantautore e attore teatrale è necessario lavorare sui giovani: «Non possiamo permettere che ci siano vittime di serie B»

UDINE. «Vediamo ancora oggi che questo tipo di memoria non è condiviso. Si può lavorare sulle giovani generazioni, ma chissà se un giorno ci sarà una pacificazione». Simone Cristicchi, 40 anni appena compiuti, è cantautore, attore teatrale e scrittore.

Lui è romano da generazioni, ma la storia dell’esodo degli istriani e delle foibe lo ha sempre affascinato. Tanto che nel 2013 porta in scena al politeama Rossetti di Trieste il musical “Magazzino 18”, scritto in collaborazione con il giornalista Jas Bernas e diretto da Antonio Calenda, sul dramma degli infoibati e dei profughi. Un tour che ha toccato naturalmente anche la nostra regione e che si è concluso a Firenze il 2 maggio 2016 dopo 210 repliche e 150 mila spettatori.

Non sono mancate polemiche e aspre critiche. Una delle rappresentazioni, a Scandicci, è stata oggetto di contestazione da parte dell’estrema sinistra. Il musical è stato mandato in onda su Raiuno il 10 febbraio 2014 in occasione del Giorno del ricordo.

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In relazione a questo spettacolo gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Trieste, giusto un anno fa. «Fui contestato dai centri sociali anche a Udine, a Bologna e da altre parti», puntualizza Cristicchi. Ora mi auguro che qualcuno raccolga il testimone del lavoro fatto. Una compagnia porti in giro l’opera».

Sono trascorsi 70 anni da quegli eventi, eppure sembra che le divisioni siano più che mai attuali. Alla Camera ha parlato la storica negazionista Alessandra Kersevan. Lei cosa prova?

«Basti un paragone: se il 27 gennaio, Giornata della Memoria, avesse tenuto una conferenza a Montecitorio qualcuno che nega la Shoah, sarebbe venuto fuori il finimondo. A mio avviso è scandaloso che chi fa polemica, è ideologicamente schierato, vuole rivedere la storia, decolpevolizzare gli autori di tante uccisioni, abbia diritto di parola nei palazzi delle più importanti istituzioni dello Stato.

Nei miei confronti, per esempio, hanno portato avanti una campagna diffamatoria durata tre anni. Sono persone che fomentano l’odio mascherandosi con la bandiera della pace. Mi hanno aizzato contro i giovanotti dei centri sociali in più occasioni. Per loro queste sono occasioni per avere visibilità. La Kersevan ha una casa editrice, così può vendere i suoi libri storici. Possiamo solo indignarci e difenderci con la cultura e la storia, basata su fatti, documenti e testimonianze».

Cristicchi a Udine per raccontare il dramma degli esuli istriani

C’è chi mette in discussione l’entità dell’eccidio, le sue dimensioni. E i numeri, spesso, fanno la differenza.

«Se non si vuole prendere in esame la realtà del confine orientale, basterebbe guardare alle foibe che si trovano in Slovenia e Croazia dove sono svanite nel nulla centinaia di migliaia di persone nell’immediato Dopoguerra. In quei Paesi si sono appena concluse accurate ricerche storiche: sono state trovate cave e cavità naturali piene di scheletri mummificati. E visto che non ci sono i soldi per poter riesumare quei poveri resti, chiudono tutto con il cemento e mettono una targa con una croce. Non mi pare che si tratti di un fenomeno marginale».

Anche la destra però ha cavalcato strumentalmente la questione, in passato.

«E’ vero, a volte si è esagerato. La destra ha fatto del dolore degli esuli e dei parenti degli infoibati una bandiera ideologica. Ma da qui a dire che il 10 febbraio è la festa dei fascisti, ce ne corre...».

Resta il fatto che questi sono considerati, da più parti, morti di serie B.

«Certo sono vittime ancora oggi vilipese, di serie B. Non c’è un bene e un male condiviso. E se lo Stato dà spazio ai negazionisti è come ucciderli una seconda volta».

“Magazzino 18”, è stato un evento di indubbio successo. Che stato d’animo ha lasciato negli spettatori, quasi sempre digiuni dell’argomento?

«Si è trattato di uno spettacolo commovente ed emozionante, in particolare per quanto riguarda le testimonianze di chi ha vissuto quel periodo. Il pubblico usciva scosso dalla sala, ma ha avuto il merito di accendere i riflettori sulle foibe. Tanti ragazzi, successivamente, hanno fatto ricerche per conto loro. E molte repliche sono state autorizzate nelle scuole. So che adesso il Comune di Trieste vuole realizzare un museo nel “Magazzino 18”».

Se potesse trascorrere la giornata odierna con un profugo, cosa si sentirebbe di dirgli?

«Anche i figli dell’esodo sono tanti, hanno raccolto il dolore e la malinconia dei loro genitori, dei loro nonni. Foibe e fuga dall’Istria e dalla Dalmazia sono incubi che tornano tutta la vita. Da cittadino italiano vorrei solo essere vicino a loro. C’è ancora troppa ignoranza su quei fatti, in pochi sanno davvero».

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