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Sprecopoli: Aussa Corno, tutti dal giudice a maggio

Udine, l’ex direttore e l’ex presidente e i sei componenti del Cda del triennio 2008-2011 devono rispondere di malversazione

2 minuti di lettura

UDINE. Davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Udine, il prossimo 10 maggio, ci saranno tutti: ex vertici del Consorzio per lo sviluppo industriale della zona Aussa Corno e anche ex Consiglio d’amministrazione al gran completo.

Per un totale di otto imputati: l’allora direttore, Marzio Serena, e l’allora presidente, Cesare Strisino, entrambi sotto inchiesta fin dalle prime battute dell’indagine, e i sei consiglieri che nel triennio 2008-2011 sedettero accanto a loro al tavolo decisionale della Ziac, a San Giorgio di Nogaro, e che con gli interrogatori dello scorso aprile hanno finito per essere a loro volta trascinati nel procedimento. Identica l’ipotesi di reato formulata dai pm Viviana Del Tedesco e Marco Panzeri a carico di tutti: malversazione ai danni dello Stato per quasi 11 milioni di euro.

Gli imputati

Della presunta “sprecopoli” della Bassa friulana, ora che la richiesta di rinvio a giudizio è stata trasmessa al gup del tribunale, dovranno quindi rispondere anche Roberto Duz, quale allora vice presidente della Ziac (espressione del Comune di Torviscosa, di cui era il sindaco), e i consiglieri dell’epoca Pietro Del Frate (Comune di San Giorgio di Nogaro), Nicola Del Frate (Provincia di Udine), Ernesto Milan (Autorità portuale), Vincenzo Spinelli (Mediocredito) e Cristina Papparotto (Confindustria).

Esce dalle grane giudiziarie, per intervenuta prescrizione del reato, il Consorzio Aussa Corno, nella persona del legale rappresentante pro tempore, in quanto commissario liquidatore, Marco Pezzetta, cui i pm avevano contestato la responsabilità penale per reati commessi da propri amministratori o dipendenti in virtù del decreto legislativo n. 231 del 2001.

Terreni sovrastimati

Al centro delle indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Udine, l’utilizzo di 10.910.481,93 euro dei 21.265.702,54 complessivamente ricevuti in sette anni (tra il 2002 e il 2009) dalla Regione per operazioni diverse da quelle cui erano stati destinati. E cioè, in particolare, per l’acquisto di una serie di terreni (ex Oleificio, ex Montecatini ed Ex Cogolo, ex Decof ed ex Radicifil) a prezzi fuori mercato e con tanto di accollo delle spese di bonifica, in barba agli interventi programmati nei cosiddetti “Piani Porti” per il completamento e potenziamento di infrastrutture e attrezzature nell’ambito di Porto Nogaro.

La cifra corrisponde a quanto indicato dal Commissario straordinario del consorzio, quale residuo non impiegato per gli interventi programmati nei Piani Porti, appunto, approvati dal 2002 al 2009 e mai riaccreditato sul conto di tesoreria. Le operazioni sarebbero avvenute tra il 9 aprile 2010 e il 20 luglio 2011 e avrebbero contribuito a incrementare il saldo negativo del consorzio, indicato in 2.066.976,52 al 31 dicembre 2013.

La difesa

Interrogati su loro espressa richiesta, Strisino e Serena - difesi rispettivamente dagli avvocati Maurizio Miculan e Luca Ponti - avevano insistito sia sulla collegialità delle decisioni, condivise sempre con il Cda, sia sulla bontà delle operazioni che, in quel periodo, avevano tentato di portare in porto, ma che erano poi regolarmente sfumate.

Trattative e relativi interlocutori per i quali entrambi gli imputati non avevano esitato a squadernare nomi e cognomi e nei quali la Procura ha invece ritenuto di scorgere la conferma dei propri sospetti. Ossia che direttore, presidente e consiglieri abbiano agito in assenza di una progettazione, con finalità diverse dall’interesse pubblico e senza avere prima ottemperato all’onere delle bonifiche.

L’altra inchiesta

Intanto, a scendere in campo è stata anche la Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia, con l’avviso a dedurre notificato ai soli Serena e Strisino lo scorso settembre per un presunto danno erariale di 10.910.481,93 euro. La somma, pari a quella contestata dagli inquirenti friulani, corrisponderebbe ai totale dei contributi pubblici distratti a favore del “fu” Consorzio, con condotta che il procuratore regionale Tiziana Spedicato ha definito «quantomeno gravemente colposa». Entrambi i difensori hanno chiesto l’audizione dei rispettivi assistiti, ma la data deve ancora essere fissata.

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