Emergenza 112, la selezione va rifatta: i candidati non conoscono la geografia

Prevista un'ulteriore prova per assumere personale del nuovo numero unico per le emergenze: nei test errori madornali sulla dislocazione delle località del Fvg

UDINE. «Il Meduna è un affluente del Cellina, del Tagliamento o dell’Isonzo?». E ancora: «Grimacco è un Comune in provincia di Udine, Gorizia, Trieste o Pordenone?».

La geografia regionale è lo spauracchio degli aspiranti operatori del Nue (il Numero unico delle emergenze), tant’è che gli aspiranti sono stati tutti bocciati all’ultima selezione di mercoledì.

E quindi il 7 marzo è prevista l’ennesima prova suppletiva per arruolare gli ultimi quattro operatori in vista del via al servizio fissato per le province di Udine e Gorizia a martedì 14 marzo, il 4 aprile per Pordenone e Trieste.

Il Fvg sarà la seconda regione d’Italia dopo la Lombardia a dotarsi del 112 unico. Un ritardo di quasi sei mesi se si considera che il debutto era stato messo in calendario a novembre: «Al di là della questione relativa alle selezioni, c’è stato uno slittamento determinato da ragioni di collegamento tecnico dei comandi dei carabinieri che avevano un problema sulla linea – precisa l’assessore regionale con delega alla Protezione civile, Paolo Panontin –. È stato dunque il ministero a dover far slittare l’avvio, ma nell’ordine di qualche mese». Considerata poi la raffica di bocciature, il servizio partirà con il personale ridotto all’osso.

«Con la serie di test di mercoledì speravamo di avere completato la squadra e invece sbagliavamo – commenta Luciano Sulli, direttore della Protezione civile Fvg e presidente del gruppo di commissari d’esame –. I candidati chiamati erano otto, ma si sono presentati in cinque e uno di questi non aveva i requisiti, pertanto sono rimasti in quattro, ma sono stati bocciati tutti».

A mettere in difficoltà i candidati sono state le domande sulla geografia regionale: «È un problema», ammette Sulli. Ma è uno fra gli aspetti più importanti per un operatore del Nue. Perché sebbene l’aiuto degli strumenti informatici renderà più agevole e quasi automatico il lavoro dei centralinisti, è pur sempre indispensabile una verifica delle informazioni ricevute e restituite ai soccorritori chiamati poi a recarsi sul luogo dell'incidente o del malore.

Per fare partire il servizio Regione e Protezione civile avevano fissato l’obiettivo di 18 assunzioni perché 11 posti erano stati recuperati con la mobilità all’interno del comparto. Il personale assumerà un ruolo di categoria B con un contratto triennale.

Ma la selezione si inceppa quasi subito: era stata la stessa Regione a segnalare brogli alla Procura. Un candidato, infatti, conosceva in anticipo le domande poiché aveva sbirciato un foglio lasciato accidentalmente incustodito.

La Procura non ha ravvisato gli estremi del dolo (le risposte non erano state lasciate appositamente in bella vista). Graduatoria cancellata (due erano i vincitori, fra cui il “furbetto”) e lavoro tutto da rifare. A oggi gli idonei sono 14 (uomini e donne fra i 35 e i 45 anni), per loro è in pieno svolgimento il corso di formazione propedeutico alla firma del contratto.

Gli aspiranti centralinisti sono pescati dalle graduatorie delle liste di collocamento (fondamentale lo status di “disoccupati”), fra i requisiti c’è un periodo di lavoro di almeno tre mesi in Protezione civile o in un call center. Non è richiesta alcuna conoscenza delle lingue, perché è previsto un servizio di traduzione ad hoc.

Martedì 7 marzo è in calendario un’altra prova suppletiva per chiudere la partita. Ad attendere gli aspiranti operatori sono un test scritto, una simulazione di risposta a una chiamata di emergenza con la compilazione di un format su supporto informatico, più l’orale.

Il centralino per lo smistamento delle chiamate, in cui lavoreranno complessivamente 29 operatori, è a Palmanova, nella sede della Protezione civile regionale e garantirà all’utenza un servizio gratuito, innovativo e soprattutto multilingue.

Di estrema importanza, inoltre, la funzione di localizzazione della chiamata, che permetterà di risalire al numero civico o alla cella della rete mobile, a seconda che la segnalazione provenga da un’utenza fissa o da un cellulare. Un milione di euro la cifra che la Regione ha investito per l’attivazione della centrale unica di risposta: fra strumentazioni, reclutamento del personale, formazione e manutenzioni.

Per le spese di adeguamento tecnologico dei centri di risposta di secondo livello, nonché quelle di interfacciamento con la sede di Palmanova del Nue, i costi saranno in entrambi i casi a carico delle amministrazioni responsabili per competenza.

«Realizzare un unico sistema di chiamata significa rispettare le indicazioni Ue e metterci al passo con ciò che accade già nel Vecchio continente – chiosa Panontin –. Inoltre saremo la seconda regione a dotarsi del servizio, la prima che mette insieme tutto il 118 regionale». Si inizia a parlare di Nue in Fvg con il protocollo sottoscritto il 31 maggio fra la presidente Debora Serracchiani e l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano.

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