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Quattro storiche viti di Friulano rubate in una azienda agricola

Risalenti al 1928, le piante sono state sottratte alla tenuta “Conte d’Attimis Maniago”. Difficile che possano attecchire altrove. Il titolare: se l’avessero chiesto, avrei donato ai ladri altri filari

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BUTTRIO. Il Friulano va “a ruba”. Ma in questo caso non si parla dell’incremento delle vendite del vino, ma di un furto, probabilmente su commissione, che ha visto per protagonista, suo malgrado, l’azienda agricola “Conte d’Attimis Maniago” di Buttrio, una delle realtà più antiche del comprensorio dei colli orientali con i suoi 400 anni di storia. Giorni fa il titolare Alberto d’Attimis ha dovuto fare i conti con la mancanza improvvisa di quattro piante di vite, per la precisione un filare di Tocai Friulano risalente al 1928.

«In tanti anni ben poche volte ho sentito di fatti simili riguardanti vigneti adulti – dice allargando le braccia –. Il danno non è tanto dal punto di vista economico, ma di natura affettiva. È come se mi avessero rubato una statua. Un vigneto del 1928 è pur sempre un testimone della nostra storia e le notevoli cure che richiede e che amorevolmente si elargisce non sono sprecate, ma ti danno il senso di appartenenza alla tradizione».

«Se le persone responsabili del furto avessero educatamente bussato alla porta chiedendo alcune viti storiche – cerca di sorridere Alberto d’Attimis –, avremmo molto volentieri indicato loro il vigneto prossimo all’estirpo, dal quale saremmo stati ben lieti di regalare loro alcune piante. Purtroppo è proprio vero, il crimine non paga».

Del furto il proprietario dell’azienda si è accorto una decina di giorni fa, durante uno dei consueti sopralluoghi nel vigneto per rendersi conto dello stato di avanzamento e della cura nell’esecuzione dei lavori di potatura. «All’improvviso – racconta –, ai piedi della collina, a una certa distanza da dove mi trovavo, ho notato un vuoto tra i filari». Già in passato l’azienda era stata visitata dai ladri. In quell’occasione avevano rubato barbatelle e fil di ferro.

«Ormai da alcuni anni, soprattutto per la varietà ribolla gialla e glera, non è infrequente leggere di furti e di sparizioni di barbatelle. Mai avrei pensato – aggiunge Alberto – che i ladri potessero arrivare a questo». Le viti sono state asportate con cura cercando di estrarre anche parte delle radici senza danneggiarle, il che fa pensare che i malviventi vogliano reimpiantarle altrove, «ma tale tentativo con molta probabilità – sottolinea – non andrà a buon fine poiché ben difficilmente attecchiranno nella nuova dimora».

Nonostante il furto il proprietario promette che la sua azienda «continuerà a essere un fondo aperto, cioè privo di recinzioni, perchè il piacere di incontrare persone che passeggiano, fanno sport o raccolgono qualche frutto dai numerosi alberi (meli, peri, ciliegi) sparsi qua e là nel mio terreno – conclude – è superiore al timore che simili atti si ripetano».

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