Addio a “Titi”, staffetta partigiana scrisse una pagina della Resistenza

Caterina Marzona, originaria di Treppo Piccolo, aveva 90 anni: portò gli ordini ai comandi della Osoppo. Il fratello Cesare (Apo): era una donna coraggiosa. Paola Del Din: mise in salvo le carte di Berghinz

TREPPO GRANDE. La staffetta partigiana “Titi” Marzona non c’è più. Se n’è andata all’età di 90 anni. E con lei è scomparso un pezzo di storia della Resistenza friulana.

Era poco più che una bambina quando inforcava la sua bicicletta per portare gli ordini ai comandi partigiani disseminati in tutto l’arco collinare, dove erano dislocati i vari reparti della Osoppo.

Caterina Marzona, morta a Torino dove risiedeva da tanti anni, era nata nella frazione di Treppo Piccolo dove il padre Nicolò, un notaio udinese, possedeva una villa. Lo spirito della Resistenza si fece largo precocemente in casa Marzona.

Entrambi i fratelli si aggregarono alle formazioni della Osoppo che operavano nel Friuli Collinare e in montagna. Cesare – attuale presidente della Apo – fu reclutato dai partigiani della Brigata Osoppo per la quale militò fino a quando fu catturato, condannato a morte e salvato grazie all’intervento dell’arcivescovo Nogara. Così fece Giancarlo che, nell’agosto 1944, fu catturato e fucilato dai tedeschi al bivio Morena di Tricesimo.

Caterina, nata nel 1926, era la più piccola. Ben presto si ritagliò un ruolo non meno importante nell’ambito di una famiglia che divenne riferimento per tutta la Resistenza osovana della zona e che si era organizzata attorno alla figura di don Ascanio De Luca. “Titi”, questo il suo nome di battaglia, assieme ad altre ragazze, assunse il delicato compito di staffetta partigiana. Erano queste ragazze quindi che in bicicletta partivano da Treppo o da Moruzzo e andavano nella Val Tramontina e nella Val d’Arzino dove erano dislocati i vari reparti della Osoppo.

«Titi era una bella figliola, molto garbata – ricorda Paola Del Din, medaglia d’oro al Valor militare – fu lei a mettere in salvo le carte di Giobatta Berghinz, arrestato e torturato nel luglio 1944 dai tedeschi, che non riuscirono a estorcergli alcuna informazione, quindi fucilato e bruciato alla Risiera di San Sabba a Trieste. Era più giovane di me, conservo un caro ricordo di lei».

Caterina nel dopoguerra sposò Sergio Levi, nipote del famoso linguista Graziadio Isaia Ascoli e manager prima nell’Eni con Enrico Mattei e poi in altre importanti aziende. Dopo il matrimonio si stabilì a Torino ed ebbe tre figli Alessandro, Andrea e Alvise.

Rimasta vedova da alcuni anni, Caterina Marzona finchè ha potuto, ritornava in Friuli spesso per soggiornare nell’antica casa dei Marzona a Treppo. Questi rientri erano l’occasione per ricordare i momenti vissuti da giovani protagonisti in quegli anni difficili.

«Ricordo lei e la nostra cara amica Pia Tacoli, correre in bicicletta, piene di vita e di coraggio sulle strade della Val Tramontina e della Val d’Arzino per il collegamento fra le formazioni osovane e i Cln della pianura – è il commosso ricordo del fratello Cesare. Verso queste ragazze di allora abbiamo un grande debito per ciò che hanno fatto e per quello che hanno rappresentato soprattutto per gli ideali che hanno vissuto: un grande amore per la libertà che si aggiunge a quello per la famiglia e per la patria».

Gli ultimi anni per “Titi” sono stati difficili a causa delle sue condizioni di salute che si sono fatte sempre più precarie ma mai sbiadì il ricordo di quella stagione in cui tanti giovani uomini e donne non esitarono a sacrificare la propria vita per un ideale. «Il contributo che queste giovani hanno dato alla Resistenza è stato spesso sottaciuto – commenta il vicepresidente dell’Apo Roberto Volpetti –. Figure come Caterina Marzona, Cecilia Deganutti e Paola Del Din, che al tempo erano appena liceali, sono state importanti». Caterina Marzona sarà tumulata nel cimitero ebraico di Venezia accanto al marito.

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