Alleanza Friuli-Carinzia contro la tratta degli animali

Fvg capofila del programma comunitario “Bio-Crime” da 1,1 milioni di euro. L’assessore Telesca: senza vaccinazioni i cuccioli sono pericolosi per l’uomo

UDINE. Un tempo li nascondevano nelle auto. Due, tre, quattro cuccioli alla volta attraversavano le nostre frontiere destinati al mercato interno oppure ai Paesi esteri. A distanza di pochi anni la dinamica è rimasta la stessa, ma i numeri del traffico illegale degli animali da compagnia sono cresciuti in modo esponenziale spingendo le istituzioni a correre ai ripari con il progetto Interreg Italia-Austria Bio-Crime, finanziato dall’Ue con 1,1 milioni di euro.

Presentato ieri coinvolge – quale capofila – la Regione, i servizi veterinari delle due regioni, Area science park, l’istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie e la Polizia postale del Fvg tra gli altri con l’obiettivo di mettere sul piatto strategie e mezzi comuni per affrontare la nuova emergenza, che investe sì la sfera del benessere animale ma anche quella della salute.

«I sempre più frequenti eventi sentinella che si verificano tra Fvg e Carinzia destano preoccupazione – ha detto l’assessore regionale Maria Sandra Telesca –, soprattutto per le possibili gravi conseguenze per la salute pubblica. Siamo tutti al lavoro per creare una rete che ci aiuterà ad affrontare al meglio problemi emergenti dei nostri rispettivi territori, nella consapevolezza che le malattie non si fermano ai valichi confinari».

I cuccioli che entrano in Italia attraverso i nostri confini spesso sono oltremodo piccoli, privi delle vaccinazioni e potenziali portatori di virus, come la rabbia, e parassitosi. Cani e gatti principalmente, ma anche rettili e uccelli. A centinaia. Un esempio? Il responsabile del progetto in seno alla Direzione centrale salute, Paolo Zucca, cita Tarvisio – anno 2015 – dove venne sequestrato un carico di migliaia di pappagalli. «Un’Ara può arrivare a costare 10 mila euro – spiega –. Qualche rapace anche 20 mila». Quindi consiglia: «Per essere certi di avere tra le mani un cucciolo non di contrabbando basta chiedere il pedigree. Costa poche decine di euro ed è l’unica garanzia vera contro il traffico degli animali».

Partite che arrivano anche a 250 cuccioli per volta (pagati nei Paesi dell’est appena 15 euro l’uno) che fruttano ai trafficanti fino a 300, 350 mila euro. «Un fatturato – ha aggiunto Telesca – secondo solo al traffico di droga. Il fenomeno non è ancora così noto all’opinione pubblica, ma è molto grave perché, oltre agli aspetti etici e commerciali, comporta un elevato rischio di introduzione di gravi malattie come la rabbia. Il Progetto Bio-crime, di cui siamo capofila, sarà un caposaldo per il contrasto e la prevenzione di questi fenomeni».

Lo farà con una serie d’interventi: corsi di formazione per pubblici ufficiali, sviluppo di protocolli operativi congiunti, realizzazione di una piattaforma web per la condivisione dei dati, sorveglianza epidemiologica degli animali sequestrati, progetti di educazione dei cittadini sono solo alcune delle attività finanziate. Avviato a febbraio 2017 si concluderà a luglio 2019 lasciando sui territori competenze e attrezzature.

Una quota di finanziamento di 200 mila euro (100 per il Land Carinzia e 100 per il Fvg) sarà infatti destinata all’acquisto di strutture per la quarantena in bio-sicurezza degli animali confiscati e saranno utilizzate anche dopo la conclusione di Bio-crime diventando così parte integrante del sistema di risposta rapida alle emergenze biologiche.

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