Io sulle orme di papà nel cuore di Londra alla corte di Ramsay

Sara Masarotti, udinese, lavora nel ristorante 3 stelle di Chelsea. «È una persona gentile, capace di valorizzare la squadra»

UDINE. Restaurant Gordon Ramsay, 3 stelle Michelin con la firma di uno degli chef più famosi del mondo, Mr Ramsay, appunto. Se avrete la fortuna di cenare qui, nel cuore di Chelsea a Londra, in Royal Hospital Road, a prendere la vostra prenotazione e ad accogliervi sarà Sara Masarotti, udinese, classe 1993.

È figlia d’arte Sara e, infatti, prima di Londra ha lavorato per cinque anni durante il giorno nel ristorante di suo padre Luca, l’Aquila Nera di via Piave a Udine, mentre la sera studiava alla scuola alberghiera.

«Mio padre è stato il mio maestro in tutto – racconta Sara in videochiamata –. Mi ha insegnato ad amare questo mestiere e il mondo della ristorazione, mi ha sostenuto nei momenti più difficili».

Sara è a Londra da gennaio 2016: dopo il diploma, grazie ad un contatto con il restaurant manager, è arrivata in uno dei luoghi di culto dell’alta gastronomia, l’unico tre stelle Michelin dell’impero di Gordon Ramsay che conta 14 ristoranti soltanto nella capitale inglese e molti altri in tutto il mondo, dagli Stati Uniti a Singapore passando per l’Italia al Forte Village in Sardegna e a Castel Monastero in Toscana.

In poco più di un anno, il lavoro di Sara all’interno del ristorante è cambiato velocemente. Ha iniziato come comee waitress, ovvero la persona che si occupa di tutto quello che sta dietro il servizio: piatti e posate, organizzazione della sala, servizio con vassoio dalla cucina. Tutto, in un ristorante pluristellato, dev’essere perfetto, impeccabile. La direzione ha apprezzato il suo impegno e il suo desiderio di crescere e le hanno proposto di passare in reception.

«Il lavoro cambia completamente perché passi dal back, dal dietro le quinte, al cosiddetto “front of house” dove rappresenti la prima esperienza, la prima impressione di chi entra nel ristorante e dove quindi la relazione con il cliente è tutto». La reception si occupa delle prenotazioni, dell’accoglienza, della verifica del dress code: non si entra in scarpe da ginnastica o con i jeans strappati, gli uomini devono indossare la giacca.

«Abbiamo scarpe e giacche a disposizione per chi ne ha bisogno, magari per chi è a Londra in vacanza e non ha con sé un vestito elegante. Accompagniamo le persone al tavolo, offriamo l’aperitivo, ci informiamo su allergie o intolleranze prima di far servire il saluto della cucina. I dettagli a cui fare attenzione sono tantissimi, si lavora con i clienti affezionati, con i turisti, anche con le celebrità».

Tempi di attesa per un tavolo? Le prenotazioni partono tre mesi prima. I menu sono diversi, i prezzi variano tra pranzo e cena: quello più costoso, il seasonal inspiration, costa 175 sterline a persona, bevande e servizio escluso.

L’input di Gordon è chiaro: trattare tutti i clienti nello stesso modo e farli sentire bene, come dei re, sia chi frequenta spesso il ristorante, sia chi si regalerà questa esperienza solo una volta nella vita.

Gordon Ramsay è molto presente anche se non lo può essere sempre fisicamente tra i vari ristoranti che gestisce nel mondo e gli impegni degli show televisivi come Master Chef ed Hell’s Kitchen: «È una persona gentile che ha saputo costruire dei team di successo dando fiducia ai propri collaboratori, continuando a stimolarli – spiega Sara – soltanto nella nostra cucina ci sono 25 chef: è una macchina perfetta in cui ogni livello è fondamentale per essere perfetti, sia alla base sia al suo apice. Il motto è “one team, one dream”».

«Era proprio questo il mio obiettivo: fare un’esperienza all’estero per aprire la mente, capire come la ristorazione funziona e cambia nel mondo per poi tornare: non sono scappata dall’Italia, la amo, mi manca quella cultura della cucina che soltanto noi italiani abbiamo perché amiamo il cibo, il prodotto, la provenienza. Qui a Londra c’è avanguardia, c’è la continua ricerca di cose nuove, mentre in Italia puntiamo alla qualità: anche di una pasta al pomodoro, ma fatta a regola d’arte».

«La Brexit? Per ora non ha cambiato la quotidianità né per chi ha un lavoro fisso, né per chi è arrivato da poco. Mi sento di dare un consiglio ai giovani: fate un’esperienza all’estero e poi tornate ad investire nella nostra terra, nelle nostre città. Noi friulani siamo grandi lavoratori, abituati ad impegnarci a testa bassa, qualità che vengono subito riconosciute. L’importante è aprire i propri orizzonti con l’obiettivo di migliorare sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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