Profughi al lavoro in via Cividale

Sono iniziate le attività di utilità sociale che coinvolgeranno i migranti a titolo gratuito

I primi 11, armati di pala e rastrello, sono al lavoro da alcuni giorni in via Cividale, all’altezza dell’intersezione con via Di Giusto, sitemano le aiuole di verde e il ciglio stradale. Ma è solo l’inizio: da lunedì scorso altri 17 profughi stanno frequentando un corso formativo di 120 ore all’Enaip sulle “Tecniche di Pulizia e Manutenzione delle Aree Pubbliche” che si concluderà il prossimo 20 aprile e a cui seguirà l’apertura di un nuovo cantiere in città. Un secondo corso, finanziato sempre con fondi europei, coinvolgerà 15 iscritti e partirà il prossimo lunedì, ma nel complesso con questo primo progetto si prevede di coinvolgere almeno 100 dei 350 soggetti inseriti nel sistema Aura.

I profughi accolti in città hanno insomma iniziato a lavorare. L’obiettivo del Comune è quello di trasformare l’accoglienza in un’opportunità. «Le attività svolte dai ragazzi - dice l’assessore al Diritti e all’Inclusione sociale, Antonella Nonino - sono un elemento imprescindibile per lavorare sul tema dell’inclusione, le persone che le svolgono sono volontari che hanno estremamente piacere, bisogno e volontà di mettersi al servizio della comunità ospitante. A mio avviso questo è l’unico modo per dimostrare che l’accoglienza è sostenibile perché tiene in considerazione non soltanto le necessità di chi viene ospitato ma anche della comunità che li ospita. Il mio auspicio quindi è che la quota di profughi in città si dimezzi come dovrebbe essere sulla base delle quote ministeriali per poter coinvolgere tutti in queste iniziative». Al momento la Cavarzerani ospita circa 700 profughi, altri 50 sono alla Friuli e 320 vivono in appartamenti gestiti da cooperative all’interno del sistema Aura per un totale di 1.020 presenze in città.

I richiedenti asilo coinvolti in attività di utilità sociale in favore della collettività non ricevono alcun compenso come ricorda anche la capogruppo del Pd, Monica Paviotti che si è adoperata in prima persona per avviare l’inziativa: «Sono molto soddisfatta dell’avvio dei progetti di lavoro gratuiti per richiedenti asilo poiché il Partito democratico udinese si è molto impegnato in questi ultimi mesi affinchè i richiedenti asilo fossero impiegati in attività non retribuite utili alla comunità. Va ricordato - dice - che i richiedenti asilo che hanno presentato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale non possono lavorare; sarebbe tuttavia irresponsabile lasciarli del tutto inoperosi, è una questione di sicurezza sociale oltre che di riconoscere alle persone la loro dignità attraverso lo svolgimento di un’attività utile alla collettività, seppure non retribuita. Per questo ci siamo attivati, insieme all'Assessore Antonella Nonino e agli uffici del Comune, per individuare servizi utili per la collettività nei quali impiegare i migranti. Impegnare i richiedenti asilo in piccoli lavori - conclude - permette loro di restituire qualcosa alla collettività a fronte di quanto ricevuto sul piano dell’accoglienza e quindi consente di ridurre l’impatto sociale della loro presenza in città».

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