Razzia di pannelli solari in Friuli, il business porta nell'Europa dell'est

Gli impianti rubati in regione finiscono in gran parte in Slovacchia e Romania. In tre mesi colpiti dieci siti in regione: trafugato materiale per 1,2 milioni

UDINE. Romania. Ma anche Slovacchia e Ungheria. Finiscono sul mercato nero dei Paesi dell’Est europeo i pannelli solari rubati in Italia. Il Friuli non è immune al fenomeno, con gli impianti fotovoltaici della nostra regione razziati ripetutamente da una (o più d’una?) banda che agisce secondo meccanismi consolidati, capaci di incepparsi raramente.

Come funzionano i pannelli solari by messven on Scribd

Negli ultimi tre mesi tra Udine e Pordenone sono spariti oltre 2 mila e 200 pannelli, ma pure chilometri di quei cavi di rame che garantiscono il funzionamento degli impianti. Si tratta, nella maggioranza dei casi, di furti su commissione. E non è escluso che alle spalle ci sia una regia comune, capace di orchestrare un business da milioni di euro.

Dieci colpi in tre mesi

Da Povoletto a Valvasone, da Udine a Corno di Rosazzo, passando per Cordovado, Palazzolo, Latisana e Premariacco, saccheggiata in due distinte occasioni. È un gioco dell’oca nel quale le pedine si muovono sicure, arrivando puntuali alla casella centrale, quella del bersaglio.

A Povoletto, il 2 dicembre, i soliti ignoti hanno messo nel mirino l’azienda agricola Salt, portando via 127 pannelli solari.

Poi, un doppio colpo tra San Gottardo e Premariacco, dove gli impianti della Ifim e dell’azienda “L’elettricità dai rifiuti urbani” hanno visto volatilizzarsi chilometri di cavi in rame: la quantità di “oro rosso” saccheggiata avrebbe potuto fruttare fino a 400 mila euro ai malviventi.

E poi ancora i casi di Latisana (quando il tempestivo intervento della vigilanza privata ha indotto i ladri ad abbandonare il furgoncino con la refurtiva), Cordovado (600 pannelli, il colpo più ingente), Morsano (450 moduli trafugati) e di nuovo Premariacco, con un centinaio di lastre rubate a una piccola azienda agricola.

Il solito canovaccio

«I malviventi generalmente agiscono a colpo sicuro, dopo aver monitorato i bersagli», spiega il tenente Ilaria Genoni, comandante del Nucleo operativo Radiomobile della Compagnia carabinieri di Udine. Vengono privilegiate le aree più isolate, lontano da fonti di illuminazione. E i ladri puntano con maggior frequenza agli impianti a terra, più facili da colpire rispetto a quelli installati sulle coperture.

I pannelli sono assicurati al suolo con viti fissate a delle zanche: basta una flex a batteria per spezzare la testa delle viti, scardinare i moduli e caricarli su un furgone.

A volte sono sufficienti una chiave a brugola e la sicurezza di avere il tempo necessario a compiere l’operazione lontano dagli occhi indiscreti. I sistemi anti-intrusione vengono elusi con una gamma di stratagemmi variegata.

L’aggiornamento delle norme ha facilitato in qualche maniera il mercato nero: con l’abolizione del Conto energia e la limitazione degli incentivi governativi non esiste più il numero di matricola, che fino al 2012 veniva comunicato alla Gse (Gestore servizi energetici), spa del Ministero delle Finanze.

Alla fiera dell’Est

Quanto vale un pannello solare? Dipende. In media si va dai 180 ai 600 euro, a seconda del modello, della potenza erogata. Sulle piazze del mercato nero, poi, si tratta. Chi vende ha interesse a piazzare la merce, recuperata a costo quasi zero: la plusvalenza è quasi piena.

Dove finiscono i moduli rubati in Friuli? Prevalentemente in Romania, Slovacchia, oppure in Ungheria. La politica del governo guidato dal premier Robert Fico, che ha stabilito l’adozione di un sistema di contributi per chi si dota di un impianto fotovoltaico, ha aperto il canale che conduce nei dintorni di Bratislava.

Solo a calcolare il valore dei furti andati a segno e sventati in Friuli negli ultimi tre mesi, si raggiunge la considerevole cifra di 1,2 milioni. I pannelli, peraltro, hanno anche un valore da smontati: al loro interno batte un cuore di rame e silicio, componenti ricercate e carissime.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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