Un udinese racconta: "Così funziona il blog di Beppe Grillo"

David Puente ha lavorato all’avvio della piattaforma digitale del M5s. «La vicenda del post denunciato come diffamatorio? Non si sa più chi è il capo»

UDINE. Fake news e post truth sono inglesisimi entrati prepotentemente nel nostro vocabolario quotidiano. Riassumibili però con una parola italiana che si spiega da sola: bufale. La rete ne è piena, ma ci sono persone che lavorano sodo per smontarle: tra queste c’è l’udinese David Puente, fondatore del blog che porta il suo nome (www.davidpuente.it) e da anni impegnato nella comunicazione digitale.

Ci chiarisce subito che non bisogna identificare il web con le notizie false, perché queste sono sempre esistite: la differenza tra le chiacchiere da bar di ieri con quelle di oggi è che Internet ha potuto renderle mondiali. Come la bufala sulle ultime parole di un soldato russo ucciso a Palmira: diffusesi perfino sui giornali internazionali, in realtà erano nate in un gruppo di utenti bengalesi.

Il fact-checking richiede però anche un mese di lavoro, continua l’esperto, mentre sulla rete “vince” chi arriva prima sulla notizia; dall’altra, si arriva perfino a credere a siti dichiaratamente satirici, diffondendo notizie “esclusive” che in realtà sono fasulle, come un battibecco tra Pakistan e Israele sulla bomba atomica nato proprio così.

La Russia di Putin si è intromessa nella comunicazione online con diverse agenzie di stampa che le fanno direttamente riferimento, ma Puente non è così convinto che Mosca sia direttamente coinvolta in attacchi mirati di fake-news alla politica europea; Trump invece lo vede con più timore ed è sicuro che, con lui al potere, aumenterà il lavoro per smontare le bufale. Proprio per parlare di notizie false in rete, Puente è stato ospite la settimana scorsa dell’ambasciata Usa a Roma, dov'è emerso anche il problema del concepire la satira: perfino una bufala può essere identificata come tale.

Questo si sovrappone alla questione dei meme - le immagini umoristiche che circolano sui social - nei quali i messaggi possono confondersi e distorcere la visione della realtà degli utenti. Guardando all’Italia, il discorso cade inevitabilmente sul Movimento 5 Stelle, oggi più come mai. Una realtà che il nostro interlocutore conosce molto bene, poiché quando nacque egli lavorava proprio alla Casaleggio Associati: quel progetto di partecipazione dei cittadini che conobbe all’epoca, oggi però ha subìto una deriva - ci racconta - dovuto al clickbaiting. «C’è quasi un correre dietro il consenso, - spiega sempre Puente - tipico dei partiti politici del passato: pur che porti voti e visite non importa. Mi spiace dirlo ma questo avviene».

La vicenda legata al blog di Grillo è la notizia del giorno. tutto è partito da un post pubblicato su questo, denunciato come diffamatorio. Ci sono dei punti oscuri in questa storia e il nostro stesso intervistato lo dice: il titolare della piattaforma non è Grillo, ma Emanuele Bottaro, che non fa parte nemmeno della Casaleggio Associati, mentre è una redazione che scrive i post.

«Quando lavoravo là - ci racconta - Gianroberto Casaleggio si sentiva spesso al telefono con Grillo, gli leggeva gli articoli e quindi sapeva cosa veniva pubblicato». La difesa è che quel determinato articolo non era firmato, ma anche altri non lo sono e parlano comunque in prima persona; inoltre, andando a leggere chi è il titolare dei contenuti pubblicati, il nome indicato è proprio quello di Giuseppe Grillo.

Di chi è allora la responsabilità? Del singolo dipendente? «A questo punto si deve mettere in dubbio tutto - prosegue Puente - mentre gli utenti sono in totale disordine. Tutto quello che è stato scritto di chi è? Il capo politico del M5S è Grillo o la Casaleggio?». Una domanda che apre mille interrogativi sulla fiducia tra Davide Casaleggio e il comico ligure.

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