L’Udinese al Consiglio di Stato: legittima l’insegna Dacia Arena

Udienza a Roma per decidere sul contenzioso avviato con il Comune di Udine. L’avvocato dell’azienda De Pauli: questo è il primo caso del genere in Italia

UDINE. Le insegne Dacia Arena esposte sul rivestimento delle curve Nord e Sud dello stadio Friuli non sono pubblicitarie, nè tanto meno sono insegne d’esercizio, quindi possono restare. Questa, in sintesi, la tesi che l’avvocato Luca De Pauli ha illustrato in pubblica udienza ai giudici del Consiglio di Stato.

Dinanzi al presidente della quinta sezione Carlo Saltelli, che avrà 45 giorni per depositare la sentenza, l’avvocato dell’Udinese calcio ha ripercorso le tappe della vicenda, introducendo nuovi elementi d’interpretazione sulle maxi insegne larghe 24 metri e alte 2,71 non autorizzate da palazzo D’Aronco, ma tuttora esistenti in virtù della sospensiva concessa ai ricorrenti in attesa della definizione del contenzioso.

Per Udinese calcio, infatti, rappresentano un “naming” commerciale: occorre scomodare l’inglese per definire un terzo genere di insegne non disciplinate dal codice della strada italiano, quindi disancorate da una normativa specifica.

A ribadire le posizioni del Comune di Udine è stato l’avvocato Giangiacomo Martinuzzi che ha declinato l’intera vicenda secondo due principi cardine: «Quelle utilizzate allo stadio erano insegne pubblicitarie – ha messo in chiaro – e quandanche fossero state insegne d’esercizio sarebbero state fuori misura. Ora attendiamo i tempi per il deposito della sentenza, ma le premesse fanno ben sperare» ha commentato il legale del Comune.

La vicenda delle insegne al Friuli è approdata al massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione pubblica lo scorso agosto, in seguito al pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale che aveva respinto il ricorso presentato dalla società bianconera contro il parere firmato nel marzo 2016 dal dirigente di palazzo D’Aronco, Giorgio Pilosio.

Per il Tar di Trieste il diniego dell’autorizzazione rilasciato dal Comune era legittimo. Sotto il profilo formale innanzitutto, poichè per il Tar ha stabilito che la dimensione delle scritte non poteva superare i 50 metri quadrati. Quindi, sotto il profilo sostanziale, poichè per i giudici del hanno ritenuto che «si tratta di insegne pubblicitarie e non di esercizio». Il Tar ha quindi concluso: «Legittimamente il Comune di Udine ha respinto la domanda di Udinese calcio, perché quelle installate non sono insegne di esercizio».

Ed è per smontare questa tesi che il legale di Udinese Calcio De Pauli si è speso nel suo intervento ieri, giorno in cui era stata calendarizzata la pubblica udienza. «Dacia Arena non è il marchio di un prodotto specifico» è stata la premessa dell’avvocato. «Se anche fossero state insegne d’esercizio, e non lo erano – ha messo in chiaro De Pauli –, avrebbero potuto essere negate solo nel caso avessero creato pregiudizio alla circolazione stradale, ma non è così. Sono state installate in un’area in concessione, distante dalla strada».

Un terreno, quello sul quale si è cimentata la difesa di Udinese calcio, del tutto inesplorato: «Si tratta del primo caso in Italia poichè non vi sono precedenti di questo tipo» assicura l’avvocato De Pauli.

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