Il racconto di un imprenditore: "Con un figlio autistico incompresi e isolati"

Udine, ecco i sacrifici quotidiani affrontati dalla famiglia. "Ho perso tutti gli amici, ma è una fortuna averlo, prima vivevo in modo insulso"

UDINE. «Ciao sono David, ho 14 anni. Mi hanno diagnosticato l’autismo a 24 mesi. I miei genitori non si sono abbattuti e mi sono stati vicino. Spesso non vengo accettato perché nel momento di crisi dico parolacce. I genitori mi insegnano che questo linguaggio non è bello. Ma non controllo le mie emozioni.

La crisi dura qualche minuto e poi mi pento. Scoppio in forte pianto e chiedo scusa. Tanti non capiscono il mio autismo: fisicamente il mio handicap non si vede. State vicino a me e alla mia famiglia. Se ho la crisi cercate di capire che ho le emozioni ingarbugliate. Io sono così. Vogliatemi bene per la mia stranezza».

La lettera è sul profilo Facebook della mamma di Denis (il nome è di fantasia) e racconta soltanto alcune delle difficoltà che hanno le famiglie con figli autistici. Il grado di comprensione e di autonomia è vario, ciò che li accomuna è la chiusura entro mura di non comunicazione.

A far breccia ci si prova con l’amore, con la competenza. Ma non basta. Non tutti comprendono: spesso i bambini autistici sono presi per viziati e maleducati. È anche per questo, domani, Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo si cercherà di far capire cosa succede e come vivono quelle persone e i loro cari.

Ci sono famiglie che sfidano l’impossibile per regalare a questi figli un qualche tipo di futuro. È il caso di un imprenditore friulano.

«Da quando abbiamo avuto la diagnosi, tutto ha ruotato attorno a lui. La madre, libera professionista, ha rinunciato al lavoro. Il fratello ha scelto una facoltà universitaria legata al mondo della ricerca nella speranza di giovare all’umanità.

Spendiamo moltissimo per consulenze, corsi, nutrizione particolare; maciniamo migliaia di chilometri per portarlo dove può star bene e progredire per quanto possibile. A Pordenone al centro della dottoressa Raffin, alla fattoria sociale Dopo di noi di Talmassons, in piscina; in ferie nonostante tutto. Abbiamo seguito anche la sua insegnante, bravissima, quando è stata trasferita in un Comune non vicino».

Tante spese, per chi se le può permettere. Gli altri, chiusi in casa. È durissimo convivere con un figlio autistico, quotidiani gli “incidenti”.

«Al supermercato – racconta l’imprenditore – ha strappato a uno straniero le patatine. Imprecazioni del derubato: non sapevo come scusarmi. Ho perso tutti gli amici – dice –. Ma questo figlio mi ha cambiato la vita. Una fortuna averlo: ho capito valori fondamentali, prima vivevo in modo insulso».

Ci si affida a ogni nuovo studio. Ma tante teorie, secondo una madre, possono frastornare: meglio seguire il cuore: «Voglio soltanto fare la mamma. E non sentire che è colpa del vaccino, che si deve togliere il glutine, che è meglio un metodo o un altro. Chiudete internet. Ma non vergognatevi di urlare al mondo che è autistico: i mondi si possono incontrare».

Bene le associazioni: «La Nostra famiglia di Pasian di Prato è una vera famiglia. Alla Pannocchia di Codroipo, Rugby per tutti».

Ma non sempre c’è comprensione, proprio da chi dovrebbe averne per propria funzione. «A scuola è stanco e di malumore, litigioso. Potrebbe arrivare un’ora dopo o uscire prima», ci ha proposto l’insegnante di italiano. La risposta è stata un no secco: deve stare con gli altri. Si combatte».

Ma resta un cruccio alle famiglie: «E dopo di noi chi penserà a lui?» .

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