Incidente a Sella Nevea, due vittime sul monte Jôf Fuart

Le operazioni di recupero a Sella Nevea (Foto Guardia di Finanza)

I soccorsi hanno recuperato i corpi dei due alpinisti nei pressi della cosiddetta "galleria", sopra lo zoccolo della parete iniziale ad una quota di circa 2350 metri

TARVISIO. I due alpinisti sloveni morti sullo Jôf Fuart non comunicavano con parenti e amici da venerdì scorso, i loro corpi sono stati trovati intorno alle 12 di martedì 4 aprile, nella cosiddetta “galleria” sopra lo zoccolo della parete iniziale a 2350 metri di quota.

Igor Zlodej, 53 anni, di Bovec, e Tatjana Maze, 48 anni, di Lubiana, percorrevano la via Normale, in territorio italiano. Nonostante lui fosse espertissimo di montagna, Zlodej era un poliziotto in pensione e componente del soccorso alpino di Bovec, qualcosa è andato storto e i due sono scivolati nel canalone.

I corpi sono stati recuperati da una decina di uomini del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) coordinati dal vice capo della stazione della guardia di Finanza di Cave del Predil, Luca Onofrio.

Sono ancora molti i dettagli da chiarire per riuscire a definire la dinamica dell’ennesimo incidente mortale in montagna. Sicuramente i due alpinisti sloveni erano partiti dal parcheggio sottostante il sentiero 628 che conduce al rifugio Corsi, dove sono state trovate le due automobili.

Quello che ancora non è certo è se i due avevano intrapreso la scalata martedì o nei giorni precedenti visto che non davano più notizie da venerdì scorso. Sicuramente non avevano trovato riparo nel Bivacco ancora coperto di neve.

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Intorno alle 8, a lanciare l’allarme è stato il personale del Centro internazionale di Thörl Maglern ipotizzando che i due alpinisti potevano aver raggiunto la zona di Sella Nevea e il Tarvisiano per un’escursione.

Gli uomini del soccorso alpino non hanno perso tempo: a bordo dell’elicottero della Protezione civile hanno effettuato una ricognizione e individuato i due corpi ancora legati uno all’altra e con tutta l’attrezzatura addosso, nella zona della “galleria” sopra lo zoccolo della parete iniziale. A circa 300 metri di dislivello dalla cima.

Era da poco passato mezzogiorno e a quell’ora lo Jôf Fuart era coperto da nubi che non consentivano all’elicottero di avvicinarsi. Il mezzo ha tentato più volte di raggiungere la zona, ma ce l’ha fatta solo a metà pomeriggio.

Il soccorso si è concluso alle 16 quando, con i corpi dei due alpinisti a bordo, l’elicottero è atterrato davanti alla caserma della Guardia di finanza di Sella Nevea. Le salme recuperate dal personale della ditta Benedetto Snc sono state ricomposte nella cella mortuaria del cimitero di Tarvisio.

I due, molto probabilmente, percorrevano, in cordata, il sentiero innevato. Zlodej era un alpinista esperto e sapeva che quel sentiero, con le attrezzature adeguate, si può percorrere anche se innevato. Molto potrebbero aver giocato le condizioni climatiche e il momento in cui i due avevano affrontato la salita.

Quando la neve inizia a sciogliersi, infatti, c’è il rischio che si accumuli sotto i ramponi creando uno spessore scivoloso. Le indagini sono in corso.

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